Torresani sfida un brutto ricordo
PAVIA. E' l'unica macchia della sua carriera. Teramo-Pavia sarà un match speciale per Marco Torresani, il tecnico che da otto anni guida gli azzurri, perché nella stagione 1990-'91 fu esonerato dal club abruzzese, allora in C2. «Ero la mia prima avventura da allenatore nei professionisti - ricorda Torresani - . La società non mi tutelò, ma non ho rivincite da prendermi, perché so di aver commesso errori di valutazione. Quell'esperienza però mi ha insegnato molto».
Appena sei mesi. Fa un certo effetto pensare che il rapporto tra Marco Torresani e una società possa essere durato cosi poco. Era l'estate 1990 quando il trainer cremonese si sedette sulla panchina del Teramo. «Torno per la prima volta da avversario - spiega Torresani - Di certo proverò un'emozione particolare, anche perché è l'unico club ad avermi esonerato. Anche a Montichiari in D ero stato mandato via, ma i dirigenti mi hanno richiamato dopo tre mesi e quindi non lo considero un grande smacco. A Teramo invece mi hanno cacciato a gennaio, dopo cinque sconfitte consecutive». Non furono solo i ko ad essergli fatali, contribuirono molto le aspettative. «Quell'anno eravamo partiti per salvarci, ma a metà dell'andata eravamo a centro classifica. A quel punto cercammo di fare il salto di qualità, senza renderci conto che la squadra stava già dando il massimo. I giocatori hanno accusato il peso delle eccessive aspettative ed il primo a pagare sono stato io. Dopo di me si sono avvicendati altri tre allenatori ma la stagione ormai era compromessa e a fine anno arrivò la retrocessione».
Torresani parla dell'esperienza di Teramo con amarezza ma senza rancore. «Essere esonerati non fa piacere, ma in quel caso ho avuto delle responsabilità e quindi comprendo la scelta della società. Ero reduce dalla vittoria del campionato a Fiorenzuola, in D, e per me esisteva solo la lotta per il vertice. Feci errori di valutazione che poi mi sono costati la panchina perché quando chiedi uno sforzo che non sono in grado di sostenere, li fai sballare».
Lo stesso rischio poteva correrlo lo scorso anno a Pavia. «In teoria si, però qui c'era una situazione diversa. Sapevamo che il nostro obiettivo era la salvezza e tutto ciò che veniva in più era ben accetto. Non abbiamo mai considerato la B un traguardo da centrare ad ogni costo. Tant'è vero che a fine anno, pur svanendo la promozione, la soddisfazione ha prevalso sulla delusione per aver fallito in extremis il salto di categoria». A Pavia peraltro Torresani è stato riconfermato anche dopo aver fallito un obiettivo, rimanendo sulla panchina azzurra dopo la retrocessione di due stagioni fa. «Uno dei grandi pregi di questa società è quello di tutelare l'allenatore, cosa che a Teramo non fecero - continua Torresani - Però mi viene da pensare che la regola è cacciare il tecnico quando le cose vanno male, è questa piazza che rappresenta l'eccezione». Torresani non cercare vendette. «Ci terrei a vincere su un campo molto caldo, ma senza spirito di rivalsa».
Michele Lanati