«A Ground Zero vorrei 110 torri, ma alte un piano»

MANTOVA.Un fiume in piena. Una visione di New York e di Manhattan lontana dagli stereotipi, con provocazioni del tipo: «Le Torri Gemelle erano brutte e arroganti». Al Festivaletteratura di Mantova è il giorno di Art Spiegelman, il creatore di fumetti che demolisce alcune certezze dell'America di Bush e dei teo-con.
«Finalmente sentiamo un autore americano davvero di sinistra», si esalta qualche ascoltatore di fronte al fiume in piena dell'autore di un'opera sull'11 Settembre, «L'ombra delle due torri». «Adorno disse che dopo Auschwitz non ci poteva essere più spazio per la poesia, poi lesse Celan e si corresse, parlando di brutta poesia. Io invece - dice, fumando in continuazione - posso solo sperare che dopo l'11 settembre non ci sia più cattiva architettura».
Anche da ciò che sorgerà a Ground Zero, la Torre della Libertà, a firma dell'architetto Daniel Libeskind (anch'egli ospite ieri a Mantova), il premio Pulitzer non si aspetta granché: «Ho visto i progetti e credo sia impossibile fare una bella opera per decisione di un comitato». Lui delle alternative le avrebbe: «Un mio amico artista vuole farci una fattoria, visto che mancano a Manhattan, e il silos sarebbe una bella torre, mentre io vorrei 110 torri alte un solo piano, per tornare a vivere su scala umana». Un americano atipico Spiegelman, tanto che, pur avendo osservato il crollo delle Torri in diretta, dalla finestra del suo studio di Lower Manhattan, nel suo ultimo libro grafico riesce a guardare le cose dall'esterno, partendo dallo schianto che fermò il mondo per allargarsi alle piccole storie di quotidiana follia post-11 settembre, alternando sarcasmo, terrore, frustrazione e critica feroce.
Subito dopo il crollo, disegnò una vignetta tutta nera per il New Yorker, dove s'intravedevano le sagome delle Torri. Le sue strisce dopo l'11 settembre cercavano di «sollevare il morale della sinistra, affinché sposasse delle cause liberal. Ma il mio era un lavoro troppo politico per la stampa americana». Da queste considerazioni è nato cosi 'L'ombra delle Due Torri", diario di un ebreo di Lower Manhattan (lui stesso) e anche la prima opera narrativa sulla tragedia di New York. Non tralascia neanche l'uragano: «Non solo New Orleans si merita un suo fumetto, ma un nuovo governo! Katrina è stato come rovesciare una pietra e scoprire che sotto ci sono dei vermi, che c'erano sempre stati».
P.D.A.