Addio in Campidoglio tra i "grandi" per Endrigo


ROMA.Niente funerali. Solo la camera ardente nella sala della Protomoteca in Campidoglio, quella riservata ai"grandi", da Fellini a Sordi, Gassman. Tra la commozione di chi ha gli ha voluto bene e le note di «Io che amo solo te». Ecco l'ultimo saluto a Sergio Endrigo, ieri, sotto un cielo grigio e minaccioso, prima che la salma lasciasse Roma per Terni, per la sepoltura nella tomba di famiglia. «Avrebbe voluto morire a Bahia», dice commossa la figlia Claudia, ricordando quanto lo avesse incitato a trasferirsi in Brasile. «Non siamo credenti, spiega. La cosa che più mi mancherà sarà quel sigaro, che aveva sempre in bocca. Se ne è andato improvvisamente senza soffrire, non sapeva di essere malato». Con lei, la zia Patrizia, con i nipotini di Endrigo, Pietro e Rebecca. Ed è proprio il piccolo Pietro a mettere accanto alla bara un mazzo di carte, grande passione dello zio, insieme alla musica, la buona cucina, gli animali. Sul feretro, una rosa bianca, portata dall'amico Massimo Amoroso. Intanto, compostamente, arriva un centinaio di persone, amici, colleghi, estimatori. «Avrei voluto che fosse ricordato prima - lamenta Nico Fidenco - La nostra peggior nemica è la discografia. E i media. Non ci dovreste essere neanche voi giornalisti, questo è un fatto intimo. Dall'altro ieri in tv si vede solo Endrigo: sa quasi di sciacallaggio». Interviene Gianni Borgna, assessore alla Cultura del Comune, amico da 30 anni di Endrigo: «Il più terribile dei mali è la solitudine, l'essere dimenticati. Io voglio ricordarlo per le cose che ha scritto, ma anche per come ha vissuto. Era sensibile, spiritoso, tagliente. Alle sue cene si parlava di poesia, canzoni, politica e problemi sociali. Gli dedicheremo concerti, strade, serate, ma soprattutto continueremo ad ascoltarlo». Trafelato arriva anche Teddy Reno, ricordando quando alla Rca lui, Morandi e la Pavone erano inseparabili. Emozionatissimo Franco Migliacci: 'Sono due notti che sogno Sergio: è invadente, ma passerà, esordisce. Era buono, ma non perdonava i cattivi. In una canzone ha detto: anche Dio è solo. Adesso forse Dio non è più solo". E poi ancora Luca Barbarossa: «Non basterebbe un'altra vita per dargli ciò che gli è stato negato». Marisa Sannia: 'È stato il mio continuo e unico legame con il mondo della musica". E la gente comune, venuta a rendere omaggio al poeta che sapeva dare conforto anche cantando la tristezza. «La tua musica è la colonna sonora della mia vita», si legge sul libro delle dediche, tra i tanti 'Grazie". «Papà si stupiva che gli chiedessero ancora autografi - dice la figlia - E quando Bonolis lo invitò a Sanremo, quasi non ci credeva». In suo onore organizzerà un concerto. Ci saranno Gino Paoli, Battiato, Lauzi e Reitano: «Mi piacerebbe venisse De Gregori», confessa. Poi parte una nota: «Io che amo solo te». Endrigo se n'è andato davvero.

Daniela Giammusso