Quattordici secoli di storia

«Chi spera che Garlasco diventi città solo per il fatto che il numero dei suoi abitanti supera di poco le 10mila unità è meglio che non si faccia illusioni». Cosi esordiva il maestro Giacomo Re in 'Garlasco e la sua parrocchia": pubblicazione dei primissimi anni Ottanta. «Ne è passata d'acqua sotto i ponti e Garlasco ora è città, una città che non dimentica le sue origini e anzi ora le ricerca con più insistenza, per meglio corredare il prestigio del titolo ottenuto», commenta l'assessore Piercarlo Collivignarelli. Alla gente piace ricordare le leggende, tramandate di padre in figlio e legare a queste anche le origini del toponimo Garlasco. Si racconta che un giovane, per nulla incline alla guerra e legato sentimentalmente a una fanciulla del posto, costretto ad adempiere il dovere, fosse partito esclamando alla sua bella: «Cara ti lascio», da cui Garatilasium, poi convertito in Garlasco. Il giovane giunto a un cascinale ancor vicino al paese, si dice avesse manifestato la sua angoscia: «Mira dolorum magnitudine», da cui Miradolo, oggi tenuta agricola. Nel proseguire oltre il giovane senti un groppo alla gola, da cui il nome Gropello e, più avanti ancora, incapace di reggere al dolore, sempre secondo la tradizione, si gettasse su una catasta di legno ardente per porre fine ai suoi giorni e da cui il nome Carbonara. Ma la leggenda non ha rigore scientifico e si allontana dalla storia, per cui pare giusto accettare la tesi dell'origine celtica del nome, ossia 'Ker-leski" che significava villaggio dell'incenerimento. «E' proprio il caso di dirlo: Garlasco è stato il territorio più percorso dai diversi eserciti e nelle più diverse epoche: i cadaveri non si contavano e non è azzardato descriverla come una necropoli», prosegue l'assessore Collivignarelli. Già Tito Livio accenna a un territorio costituito da alture, dossi e rialzi a 5mila passi dal ponte del Ticino, teatro di scontro tra i cartaginesi di Annibale e i romani di Cornelio Scipione. Si parla di un ragguardevole abitato da collocarsi approssimativamente nel territorio della frazione Bozzola, dal suggestivo nome di Antona. Avrebbe derivazione gallica: Ham-Ton, ossia villaggio sulla riva, intendendo quella del Ticino. Un'indicazione categorica quanto significativa della città di Antona e della probabile collocazione nel territorio frazionale si riscontra nella strada che partendo da Garlasco conduce alla necropoli: la via Antona. Antona è dunque una precisa realtà storica, ma ancora avvolta nel mistero circa gli abitanti e la funzione strategico-militare che ha rivestito. I più diversi ritrovamenti archeologici ne confermano l'esistenza e offrono spunti interessanti per un necessario approfondimento. Scomparsa o distrutta la città gli abitanti scampati alla morte potrebbero avere fondato i 'vici" di Garlasco e Gropello, con annessa rete viaria andata distrutta nella guerra tra Franchi e Longobardi nel 773. Le notizie riportate vanno prese con le pinze mancando precise testimonianze e testi di sicura interpretazione. Sicure, invece, le notizie dopo il 900 - da Berengario I, re e imperatore d'Italia, all'imperatore Ottone II - che confermano l'importanza dell'abitato di Garlasco e dell'intero territorio circostante.
Viene considerato strategico e oggetto di dispute anche quando i pavesi litigheranno con i milanesi per tanti anni e cosi sino al 1289. In epoca successiva Garlasco è ancora oggetto di assedi. Nel 1289 a Manfredo Beccaria preme mantenere Garlasco come sua proprietà e fortifica il paese tanto che i milanesi dovranno desistere accontentandosi di dar fuoco alle stoppie delle campagne circostanti. Ancora nel 1301 Matteo Visconti con un esercito imponente ritenta l'assalto al castello di Garlasco, il più fortificato dell'intera zona, senza riuscirvi. Con rabbia e per ritorsione devasterà le terre da Gropello fino a Lomello, allora feudo dei Langosco. Lascerà il territorio per Milano scegliendo la via di Vigevano. Cosi ancora nel 1312, i milanesi guidati da Galeazzo Visconti depredano e saccheggiano la Lomellina e allora sarà il conte Langosco a difendere il castello di Garlasco. Il Guicciardini definirà Garlasco «terra forte di sito, di fossi e di ripari». Poi sarà la volta del marchese del Monferrato che, nel 1357, scaccerà i milanesi dal paese riconsegnandolo ai pavesi. Una serie di alterne vicende anche negli anni a venire vedranno Garlasco centro d'attenzione delle truppe di ventura, anche inglesi, che ne faranno scempio bruciando il castello e portando ostaggi guelfi e ghibellini, senza differenza alcuna, a Milano dove moriranno di peste e di stenti. Nel 1436 la famiglia Castiglioni si insedia nel paese ed esercita il suo potere per decine e decine di anni. Quella stessa famiglia Castiglioni fonderà nel 1571 un ospedale chiamato 'dei Verberati". Il nome deriva da confraternite sparse in tutta l'Italia settentrionale, i cui addetti erano soliti percuotersi con verghe per espiare i peccati altrui. Intorno alla prima metà del Seicento, mentre le guerre ancora continuavano, la peste dilagava cosi come la carestia mietendo vittime su vittime. Quante le vicende ancora da raccontare sino alla rivoluzione francese e a Napoleone, quando la Lomellina entrerà a far parte della Repubblica Cisalpina e verrà meno la signoria dei Castiglioni con la vendita all'asta dei beni di famiglia. Nel 1796 per la prima volta compare e sventola sulla terra di Lomellina la bandiera tricolore e un sensibile miglioramento si riprospetterà nel futuro prossimo e remoto. Dopo la caduta di Napoleone un editto regio ricostituisce le province di Mortara e Vigevano con i relativi mandamenti: Garlasco è uno di questi, con Tromello, Borgo San Siro e Parasacco. La terra di Lomellina continuerà ad accogliere profughi politici e il fermento risorgimentale non si farà attendere. Lo stesso re Carlo Alberto, l'8 settembre 1836 visita Garlasco, ancora una volta oggetto di epidemia. Vi si stanzierà anche il generale ungherese Giulay, che insedierà il quartiere generale nella casa della famiglia Pietra. Le sue truppe si accamperanno nella piazza principale e nelle case che più aggradano al generale. Dall'Unità d'Italia Garlasco vivrà momenti floridi, a differenza di altri paesi. Nasceranno le prime banche e saranno stampati biglietti fiduciari, una sorta di obbligazioni unilaterali ancor oggi ricercate per la preziosità storica. Intanto, nel 1860 veniva inaugurato l'attuale palazzo municipale, prima ubicato nelle vicinanze della chiesa di San Rocco. Garlasco esce quasi indenne dalla seconda guerra mondiale, salvo brevi incursioni che provocano comunque vittime.