Ora è Ciampi che preme per le dimissioni

ROMA. Sul caso Fazio interviene il Quirinale. Preoccupato da una situazione di stallo che rischia di minare la credibilità di Bankitalia e davanti alla determinazione del Governatore di rimanere al proprio posto, Carlo Azeglio Ciampi (che non ha il potere di mettere alla porta l'inquilino di via Nazionale) chiede una soluzione rapida ed avvia una serie di incontri con Silvio Berlusconi e i principali leader dei due poli.
A salire sul Colle sono Marco Follini, leader dell'Udc, e Piero Fassino, segretario Ds, ma il faccia a faccia più lungo è quello con il presidente del consiglio che, accompagnato da Gianni Letta, studia con il Capo dello Stato tutte le possibili mosse per uscire dall'impasse che rischia di danneggiare l'immagine dell'Italia. La situazione, in mattinata, rischia di precipitare.
Paolo Emilio Ferreri, membro anziano del consiglio superiore di via Nazionale (l'unico organo che ha il potere di revocare il mandato del Governatore) incontra Fazio per due ore e mezza insieme al consigliere Cesare Mirabelli ed il sindaco effettivo dell'Istituto, Enrico Nuzzo, e dichiara al Wall Street Jornal Europe che «non ci sono le condizioni per convocare il Consiglio superiore».
Domenico Siniscalco, che domani e dopodomani dovrebbe partecipare all'Ecofin di Manchester insieme a Fazio, icontra il premier a palazzo Grazioli e minaccia di dimettersi se il Governatore non lascerà la sua poltrona. Ed è in quel momento che Gianfranmco Fini decide di dare il benservito al banchiere di Alvito.
La spallata arriva nel pomeriggio. «Fazio è un uomo delle istituzioni, un servitore dello Stato nel senso nobile del termine e proprio per questo ci auguriamo che prenda atto del dovere istituzionale di dimettersi» dice il vicepremier che precisa di parlare come ministro degli Esteri, numero due del governo e capo della delegazione di un partito della maggioranza. «Mi sembra esplicito che tutto ciò dovrebbe essere più che sufficiente per indurre il Governatore a rassegnare le dimissioni» taglia corto Fini. Non tutti nella maggioranza sono comunque d'accordo con il presidente di An. Molti esponenti centristi preferiscono non aggiungersi al coro degli indignati ed anche in Forza Italia si preferisce mordere il freno. Chi fa il tifo per Fazio è invece il senatore Luigi Grillo (Fi) ed anche l'Osservatore Romano non abbandona il cattolico Fazio e denuncia le «pesanti e insistenti pressioni» che vengono esercitate in queste ore sul Governatore per spingerlo alle dimissioni.
Esattamente il contrario di quel che chiedono i partiti dell'opposizine ma anche i sindacati e gli imprtenditori. «L'immagine e la credibilità internazionale dell'Italia hanno subito in queste ultime settimane un colpo molto duro» ammette il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. E se Fazio non si dimetterà? Nel caso in cui il Consiglio dei ministri non compia passi formali, la parola, come ha spiegato Domenico Siniscalco, andrà inevitabilmente al Parlamento dove è in discussione la legge sulla riforma del risparmio. L'Unione, ma su questo è d'accordo anche la Cdl, ritiene che un veloce iter parlamentare della riforma di Bankitalia sia l'unica alternativa credibile ad una inevitabile crisi istituzionale.
Ci sarà una mozione bipartisan per fare pressione sul Governatore perché si faccia da parte? «Prima deve prendere posizione il governo, dicendo cosa intende fare, poi ci potrà essere una mozione trasversale» spiegano i senatori dell'Unione che ieri hanno presentato i loro emendamenti al disegno di legge sul risparmio.
A chiedere che il Parlamento intervenga subito sulla riforma è anche Fausto Bertinotti mentre Piero Fassino chiede di fare in fretta.