Tolo Marton affascina Pavia
PAVIA. La maglietta col volto di Jimi Hendrix è un po' sgualcita, ma Tolo la sfoggia sul palco come un dono prezioso. E' il ricordo del 1998 a Seattle quando Tolo Marton ricevette, tra numerosi candidati, il premio Hendrix come miglior chitarrista europeo. Anche stavolta il suo concerto, che ha aperto l'altra sera la rassegna musicale di 'Fare Festival", organizzata dal Settore Cultura del Comune di Pavia, non ha deluso le aspettative.
I suoi virtuosismi, assoli e improvvisazioni hanno regalato al numeroso pubblico che affollava la piazza un paio d'ore di puro classic rock.
«Quest'anno si è scelto di dedicare il tema del festival a un genere particolare - ha spiegato l'assessore alla cultura del Comune di Pavia Silvana Borutti - Protagonista assoluto della settimana è il blues e le sue contaminazioni con la musica pop, folk, rock e perfino col gospel, intreccio di cui si farà interprete Eugenio Finardi, che con l'espressione di 'anima blues contemporanea" ben rende l'attualità di un genere che ha origine in vicende lontane. Il genere, come espressione di sentimenti, introduce anche al tema dell'anima. Mi viene in mente, a questo proposito, quello che sta accadendo in questo momento a New Orleans, la città del blues flagellata dall'uragano, e diventata simbolo di una devastazione mondiale».
Lasciata la sede storica del Castello Visconteo per trasferirsi in piazza della Vittoria, il festival ha quindi aperto con un artista considerato da tutti uno dei migliori chitarristi italiani del momento. Il «Tolo Marton Trio», composto da Tolo, Alex Marinoni al basso, e Andrea de Marchi alla batteria, ha offerto interpretazioni originali tratte soprattutto dall'ultimo Cd «Stralive», uscito nel 2005, come il bellissimo rock-blues «I belong to another race», o «Sleepless», «One more train», «I'm going home».
Ma è soprattutto con «Alpine Valley», vera perla strumentale con cui Tolo venne premiato al concorso americano, che Tolo dà prova del suo talento, giocando con i volumi della Fender e traendone suoni ora dolcissimi, ora aggressivi.
Il brano viene dedicato durante l'esibizione al «tipo un po' burbero, con una lunga barba che lo faceva tanto assomigliare a Karl Marx. Quando vent'anni fa sono venuto a Pavia per la prima volta, ad accogliermi a Spaziomusica c'era Bruno Morani. - racconta l'artista -. E' stata una persona molto importante per me».
Dotato di una tecnica sublime e un grande gusto melodico Tolo si fa apprezzare soprattutto per la spontaneità e capacità di improvvisazione che sono la caratteristica dominante dei suoi concerti.
«Non riuscire a suonare diversamente, è il mio modo di tenere la musica sul ‘chi vive' - spiega l'artista veneto nell'intervista rilasciata a fine concerto -. Credo sia una vergogna ripetersi ai concerti e seguire scalette rigide che non lasciano spazio alla fantasia. Mi sono formato con questa mentalità, devo seguire la mia ispirazione, altrimenti non riesco a suonare».
Tolo non nasconde la sua grande passione per la musica rock anni settanta, e parla degli artisti che maggiormente lo hanno influenzato. «Oltre a Jimi Hendrix, devo molto a Rory Gallegher, soprattutto da un punto di vista stilistico, ma anche a Paul Simon, Nils Lofgren, Eric Clapton. Mi affascina anche un certo tipo di musica country hawaiana anni Cinquanta, quella delle chitarre dai suoni un po' sguaiati. In realtà il blues è solo una componente della musica che faccio. - continua l'artista veneto -. Con la maturità e l'esperienza degli anni ho capito che per fare del buon blues bisognerebbe imitare i neri, quando il genere non era ancora inflazionato come adesso».
Maria Fiore