Benzina, inchiesta su speculazioni
MILANO.L'Opec è pronta a nuovi interventi per venire incontro alla crisi energetica prodotta da Katrina, ma il segretario dell'organizzazione è convinto che se gestita bene la situazione può tornare alla rapidità normalmente. Non la pensano cosi, almeno per ora, i consumatori americani che ieri hanno cominciato ad accaparrarsi benzina nel timore di nuovi rincari. Il prezzo del carburante, che in alcuni stati aveva superato i 3 dollari al gallone, con picchi di 6 dollari, ha registrato un record nei prezzi medi a 2,867 dollari: oltre 50 centesimi in più della settimana scorsa. Nel vicino Canada la speculazione è letteralmente esplosa: in una sola notte il prezzo della benzina è aumentato del 20%. I timori di un impennata speculativa in Europa, ancora più ingiustificata perché nel Vecchio Continente non ci sono problemi nella raffinazione, ha spinto la Procura di Cassino ad avviare un indagine: l'incarico di effettuare i controlli è stato affidato dai magistrati alla Guardia di Finanza. La Procura ha predisposto una serie di controlli presso i distributori di benzina e le sedi delle società di distribuzione ricadenti nel territorio.
Lo sblocco delle riserve strategiche statunitensi e di quelle dei paesi aderenti all'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie) è riuscito a calmierare i prezzi del petrolio sui mercati a termine: dai massimi di 70,85 dollari di lunedi il greggio Brent al Nymex di New York è sceso a 66,90 nelle ultime quotazioni di venerdi. I maggiori danni sono stati infatti riportati dalle raffinerie della costa tra la Louisiana e il Missisipi: 8 sono completamente chiuse e altre 7 lavorano a capacità ridotta. Questo ha prodotto un taglio della produzione di benzina di circa 1 milione di barili al giorno da lunedi, il 10% del totale Usa. Dal 26 agosto scorso c'è stato un taglio del 88,53% delle attività estrattive nel Golfo del Messico, la cui produzione garantisce il 25% del petrolio made in Usa. In particolare fino a venerdi sono venuti meno 1,327 milioni di barili al giorno, pari ad un taglio complessivo di circa 8,761 milioni di barili. Un totale di 328 piattaforme e 53 torri di trivellazione sono ancora evacuate, contro, rispettivamente, le 482 e 79 del giorno prima. Per quanto riguarda le condotte, bloccate per il blackout elettrico, la Plantation Pipeline è tornata ieri al 95% della sua capacità, mentre la più grande Colonial ha recuperato al 85%. La Capline aveva già ripreso ieri al 75%. È stato riattivato oggi anche il 'Louisiana Offshore Oil Port", il principale punto di carico del greggio importato negli Stati uniti.
Le prospettive a breve termine sono abbastanza positive, nel senso che il petrolio potrebbe scendere ancora un po', ma alcuni problemi strutturali rischiano di riproporre l'allarme energetico in vista della stagione invernale. La vera causa delle tensioni è riconducibile non tanto alla carenza di produzione del greggio quanto alle difficoltà e arretratezze degli impianti di raffinazione. «La prima ragione di questo calo è il fatto che le infrastrutture petrolifere della regione hanno retto un po' meglio di quanto si temesse - spiega l'economista Beth Ann Bovino di Standard & Poor's - L'altra ragione è che gli Usa e altri paesi hanno annunciato l'immissione di due milioni di barili al giorno dalle riserve di greggio e benzina nell'economia Usa».