Gli agricoltori: «Caccia da rinviare»

PAVIA. Sull'85% della superficie agricola della provincia il raccolto è ancora nei campi. Partendo da questo dato le tre organizzazioni agricole Coldiretti, Unione agricoltori e Cia hanno chiesto ieri all'assessore provinciale Ruggero Invernizzi di posticipare l'avvio della caccia, previsto per il giorno 18 settembre. La decisione verrà presa dopo la riunione con la consulta venatoria, in programma lunedi pomeriggio. Nel frattempo le associazioni di cacciatori fanno sapere che non sono per nulla d'accordo con la richiesta di slittamento avanzata dal mondo agricolo.
I rappresentanti di Coldiretti, Unione e Cia si sono presentati ieri mattina dall'assssore Invernizzi suggerendo il posticipo, in deroga alla legge regionale sulla caccia, che prevede l'apertura la terza domenica di settembre. Gli agricoltori hanno fatto sapere, tra l'altro, che una soluzione di compromesso - e cioè lo slittamento di una sola settimana, anziché due - sarebbe a loro avviso del tutto inutile.
Ecco il quadro tracciato dai sindacati agricoli. In Lomellina sono ancora nel pieno le coltivazioni di riso (che in tutta la provincia si estendono per ben 76 mila ettari, il 25% della superficie complessiva e il 35% di quella utilizzata a fini agricoli) e di mais (28 mila ettari), dei pioppi - destinati sia all'industria del legno che per la produzione di biomasse - e in parte anche le barbabietole da zucchero.
Per quanto riguarda il Pavese, la situazione è analoga anche come coltivazioni. Poi c'è l'Oltrepo. In pianura la coltivazione più diffusa è quella dei cereali a paglia, già trebbiati e raccolti, ma c'è anche mais, sulle zone litoranee del Po, barbabietole da zucchero e piante orticole a pieno campo, in particolare pomodori. Il problema riguarda - aggiungono gli agricoltori - anche le coltivazioni foraggere, che non hanno ancora completato il ciclo: per l'erba medica, ad esempio, c'è ancora il quarto sfalcio.
In collina ci sono i vigneti (14 mila ettari coltivati, di cui 11 mila doc): la vendemmia è iniziata soltanto in questi giorni, per le uve bianche, mentre per quelle rosse si protrarrà fino a metà ottobre. Infine, nell'area montana dell'Oltrepo ci sono i frutteti (mele, pere, pesche) per i quali devono ancora cominciare le fasi della raccolta.
Insomma, secondo le associazioni agricole l'apertura della caccia arriva in un momento assolutamente inopportuno, con un duplice rischio: di rovinare i raccolti e di mettere a repentaglio l'incolumità di tutte quelle persone impegnate nei campi.
Fin qui il fronte agricolo. Sull'altro ci sono le associazioni venatorie, già pronte all'avvio della stagione. E per nulla propense ad assecondare le richieste degli agricoltori. «Il discorso è molto semplice - ribatte Mario Baldi, presidente provinciale di Federcaccia - la legge prevede già multe salate per il cacciatore che entra in un campo dove c'è ancora il raccolto. Gli agricoltori non abbiano timori, anche perché la coscienza venatoria non è certo quella di una volta. Certo, c'è sempre qualcuno che si comporta male, ma da parte nostra c'è il massimo rispetto non solo delle regole, ma anche del lavoro altrui, che produce reddito».
Tuttavia Baldi coglie l'occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa, lanciando una frecciatina agli agricoltori. «L'esperienza dell'anno scorso - dice il presidente di Federcaccia - ci porta a dire che non deve esserci alcun rinvio: noi cacciatori in cambio non otteniamo mai la collaborazione degli agricoltori, che una volta finito il raccolto lasciano un ambiente pessimo per la selvaggina e l'attività venatoria».
L'assessore Invernizzi, comunque, ieri si è limitato a prendere atto della richiesta del mondo agricolo. Per lunedi è convicata la consulta - composta da rappresentanti di cacciatori, agricoltori e associazioni ambientaliste - chiamata a esprimere un parere sullo slittamento.
L'assessore trarrà quindi le proprie conclusioni, che potranno anche differire dalle opinioni che verranno espresse dalla consulta.