Clandestini: linea dura, per forza
PAVIA. «I tempi per lo sfollamento degli orti in viale Savoldi? Strettissimi» garantisce l'assessore ai Servizi Sociali Francesco Brendolise. Le ruspe della proprietà, incalzata dal Comune, sono pronte a entrare in azione già nei prossimi giorni. Linea dura sul fronte clandestini. «La legge Bossi-Fini può anche non piacere ma va rispettata - tiene a dire l'assessore - E voglio sottolineare come, parallelamente al ripristino della legalità in quelle aree che rischiano di diventare vere favelas dentro la città, l'amministrazione affianchi percorsi seri e articolati di inserimento degli stranieri». Il confine tra clandestinità e regolarizzazione passa da un foglio di carta, quel permesso di soggiorno che - fuori dalle regole delle 'quote" - è difficile ottenere.
L'aveva già detto a chiare lettere il sindaco, Piera Capitelli, dopo un sopralluogo nella giungla degli orti vicini a San Giovannino. E ora lo ribadisce l'assessore Brendolise. «L'amministrazione comunale ha un'impostazione precisa: l'accoglienza indiscriminata non è possibile. E' necessario intervenire per non trovarsi con una seconda emergenza freddo anche quest'inverno. Vogliamo evitare le favelas». Da viale Savoldi i romeni ancora asserragliati nelle baracche dovranno andarsene all'arrivo delle ruspe. E dove andranno? Forse nei brandelli di ex Snia rimasti in piedi. O in altre 'terre di nessuno". «Ma interverremmo anche li, per scoraggiare insediamenti che alla fine rischiano di essere esplosivi, senza controllo. Crediamo sia un intervento doveroso. Non ci sono cedimenti da parte dell'amministrazione».
Si contano sulle dita di una mano, ma sono comunque previsti alcuni progetti personalizzati per quelle persone che in tasca hanno un permesso regolare, anche temporaneo. «L'obiettivo da raggiungere per loro è l'integrazione, ma nel senso di autonomia, non certo di assistenzialismo. Non avrebbe senso perché non risolverebbe il problema». A quei pochi nuclei familiari di nazionalità romena, ancora ospiti delle strutture del Comune, saranno proposti percorsi di integrazione. Ma a tempo determinato. In modo che, una volta affrancati, possano camminare con le proprie gambe. «Facciamo con loro un investimento - dice - ma chiediamo un impegno, una collaborazione reale». E se la mano tesa dall'ente viene accolta con responsabilità, i risultati si vedono. «E' il caso dei bambini che hanno frequentato la scuola: hanno tutti ottenuto risultati brillanti...».
«Il salto di qualità, da immigrato clandestino a regolare, però è sempre difficile da compiere - spiega Brendolise -. E' legato a un meccanismo perverso, come quello del cane che si morde la coda. Avere un permesso senza lavoro è impossibile. E pure il contrario, a meno di non toccare la piaga del lavoro nero. viceversa». Il Comune però ha attivato un servizio di 'seconda accoglienza": la struttura in via San Carlo ospita attualmente 17 stranieri regolari che hanno iniziato a lavorare ma ancora non sono in grado di essere autosufficienti. Una sorta di 'incubatore" che li prepari all'indipendenza. Pagano una quota minima in attesa di trovare una casa. «In un mercato che si fa ancora più difficile per uno straniero - ammette Brendolise - Ma anche su questo stiamo studiando un progetto».