«La casa vuota: è terribile»

CAMPOSPINOSO. «Chi avrà il coraggio di aprire quella porta, chiusa da due giorni e dentro la quale ci sono mille ricordi?». Carlo Sandonato, papà di Luigi e nonno della piccola Sara, a distanza di 36 ore dalla tragedia che gli ha portato via, in un solo colpo, figlio, nuora e nipotina, è ancora sconvolto eppure forte e chiuso in un dignitoso dolore nel descrivere alcuni ricordi, momenti di felicità che non torneranno mai più. La famigliola, distrutta nel drammatico incidente di sabato notte, alle porte di Broni era composta dal papà Luigi Sandonato, 34 anni, camionista e dipendente dell'azienda «Padana Inerti», dalla mamma Debora Faravelli, coetanea e dalla piccola Sara, 7 anni, prossima a tornare sui banchi di scuola per frequentare la seconda elementare. Abitavano a Campospinoso, da un paio d'anni, in una villetta di recente costruzione in cui sono residenti anche i genitori di Luigi e una sorella. Un'altra sorella, invece, sposata, abita a Serravalle Scrivia. Una storia di grande ed ordinaria umanità di ogni giorno, con la piccola Sara coccolata dai nonni oltre che dalla zia e dai genitori, i progetti per completare la casa, con il muro di recinzione i cui lavori dovevano cominciare il prossimo fine settimana. Tutto si è frantumato in una autentica tragedia nella notte fra sabato e domenica scorsa. E' la nonna di Sara, la signora Rita, molto conosciuta perché lavora alla scuole media 'Depretis" di Stradella, pur distrutta dal dolore, a ricordare quei drammatici momenti. Sabato scorso la famiglia Sandonato, papà, mamma e la piccola Sara, i nonni paterni e la nonna materna, erano andati fuori, a mangiare una pizza, a Pavia. E' un racconto lacerante di due genitori che in una notte hanno perso un pezzo importante della loro vita.
Il silenzio è forte e pesante in questa casa dove il destino ha prodotto una frattura dei sentimenti irreparabile. Il racconto di una notte senza speranza spezza il cuore anche a chi l'ascolta. Ma il dolore pur profondo viene vissuto con dignità, con coraggio: è anche questa una testimonianza d'affetto profondo verso chi non c'è più. «Verso le 2 di notte - ricorda fra le lacrime, la signora Rita ripassando nella mente sequemze di un incubo senza uscita - è squillato il telefono. Era il vigile di Campospinoso che ci informava che i carabinieri avevano urgente bisogno di comunicare con il signor Sandonato. Inizialmente abbiamo pensato che fosse un errore, poi, prosegue la donna, io e mio marito abbiamo deciso di andare in caserma a Stradella. Ma prima di uscire di casa abbiamo suonato il campanello di mio figlio per avvertirlo. Non rispondeva nessuno. Allora, aggiunge la donna, mio marito ha verificato se c'era o meno l'auto di nostro figlio e non c'era. A quel punto, con un po' di paura e di timore, ci siamo messi in viaggio verso Stradella. Pensavamo ad un incidente non grave, ad un guasto alla macchina di mio figlio oppure che avessero bisogno di aiuto per accudire la bambina. Quando siamo arrivati alla caserma dei carabinieri di Stradella, vedendo alcuni di loro quasi con le lacrime agli occhi, abbiamo intuito che si trattava di qualcosa di veramente grave. Ma tutti morti è una cosa terribile, impossibile a credersi anche se, purtroppo, è vero».
«In diversi anni di servizio e non solo in questa zona - ha affermato il maresciallo dei carabinieri della stazione di Stradella, Massimiliano Stella che ha coordinato gli accertamenti e le indagini sul drammatico incidente insieme ai colleghi del Nucleo Radiomobile - non mi era capitato di assistere ad una tragedia cosi grande, con quattro morti di cui un'intera famiglia distrutta».
Inutile chiedersi il perché o cercare una possibile spiegazione: «Erano tornati dalle vacanze in Calabria solo qualche giorno fa - ha aggiunto la nonna di Sara - mille e duecento chilometri senza il benchè minimo intoppo. E sono morti a pochi chilometri da casa. E' terribile, è davvero terribile».
Pierangela Ravizza