Collina sbatte la porta e si tiene lo sponsor
VIAREGGIO. Non parla a braccio perché l'emozione potrebbe tradirlo. E le parole non essere corrette. Uno smacco per lui, maniaco della perfezione e della professionalità. Cosi Pierluigi Collina legge un lungo documento per raccontare e spiegare le ragioni del suo addio. L'arbitro più bravo e famoso al mondo ha lasciato l'Aia (Associazione italiana arbitri) e non dirigerà più una partita. Se n'è andato perché coinvolto in una piccola (o grande?) storia di conflitto di interessi. Uno sponsor ingombrante, la Opel, lo stesso del Milan. Doveva scegliere tra quello e dirigere in serie A. Se n'è andato. Tullio Lanese, presidente Aia, ha detto che si attiverà per respingere le dimissioni. Franco Carraro, numero uno della Figc, ha aggiunto: «D'accordo, ma le regole non si cambiano in corsa».
E poi precisa: «Non facciamo i formalisti, andiamo alla sostanza delle cose: le regole fanno ritenere all'organizzazione che avere lo stesso sponsor di una squadra renda impossibile all'arbitro di dirigere nel campionato dove milita quel club». Al di là della stima per il ‘fischietto' e per l'uomo, la sostanza resta la stessa di quella colta nella tarda mattinata di ieri, in una stanza di un lussuoso albergo di Viareggio, quando Collina ha cominciato a leggere e spiegare i perché del suo abbandono.
Carraro non ha gradito una 'dimenticanza" di Collina evidenziata in uno dei suo passaggi chiave del documento: «La mia volontà di rispettare le regole mi ha portato a commettere un errore di valutazione. Per non dare l'impressione di voler scavalcare Lanese, nel corso dei colloqui avuti con Carraro non gli ho fatto cenno alla campagna pubblicitaria. Avrei dovuto farlo, mi dispiace che ciò sia stato da lui interpretato come mancanza intenzionalmente voluta». Aggiungendo: «Mi dispiace che qualcuno possa solo pensare che abbia rifiutato di fare il designatore per concludere l'accordo con Opel. Quando ho espresso la volontà di continuare ad arbitrare, in marzo, del progetto Opel non ero a conoscenza».
Collina si commuove. Almeno un paio di volte e per fermare l'emozione beve un sorso d'acqua. Si rilassa anche quando squilla un cellulare: «Risponda pure». «È Varriale» la replica. «Grazie anche a Varriale, almeno ha allentato un po' la pressione». Collina ride. La prima e unica volta. Ma chissà quanto deve aver sofferto nel buttare giù quelle quattro cartelle e mezzo di scritto. Quante volte deve aver corretto e limato le parole, ponderato i passaggi, chiedendo magari il parere alla moglie Gianna, seduta in prima fila. «Non ho scelto i soldi all'arbitraggio - continua Collina -. Se avessi scelto il denaro lo avrei già fatto, magari andando all'estero. Credetemi, ho fatto tutto nel rispetto delle regole, la scelta non è tra denaro e passione, la scelta è tra rispetto delle regole o no. Con Opel ho assunto degli impegni e rispettarli è rispettare le regole. Per me non sarebbe un problema arbitrare una intera stagione in B. Nell'ultima rivista Champions della Uefa viene fatto un omaggio a 19 giocatori e un arbitro che hanno cambiato il calcio Europeo, quell'arbitro sono io».
Il rispetto delle regole. Un ritornello. Una legge di vita per Collina. Che ora si vede costretto a lasciare il suo mondo, la sua famiglia, l'Aia, dopo 28 anni. Tutto perché in lui è scattata una molla, un tormento: la mancanza di fiducia nei suoi confronti. E senza quella non vai lontano. Eppure lui aveva informato il suo capo, una volta estromessi i designatori Bergamo e Pairetto. Era andato subito da Lanese a raccontargli la storia dello sponsor, il progetto legato ad uno spot con bambini e regole da rispettare. Una bellissima idea, meravigliosa. Tant'è che Lanese gli aveva detto: «Bravo, complimenti e auguri».
La campagna promozionale non era «uno scandalo». «Ho pensato che potesse essere capita e accettata dall'opinione pubblica anche se Opel sponsorizza il Milan. Ero convinto che ciò avrebbe rafforzato la credibilità degli arbitri, facendoci assomigliare agli inglesi». Carraro poi controbatterà: «In Inghilterra non esiste il sospetto come da noi». In una storia analoga Collina era già stato coinvolto in passato: «Alla vigilia della finale di Coppa del Mondo del 2002 - spiega -, qualcuno ha provato a speculare sul fatto che io avessi partecipato ad uno spot dell'Adidas e che questo potesse essere un impedimento in quanto Germania e Brasile erano sponsorizzate dalla stessa Adidas e da Nike. La più bella risposta la dette il ct brasiliano Scolari ‘Conosco l'arbitro e ho fiducia in lui'». Regole e fiducia. Quella fiducia che «continua a mancare ma per fortuna non quella della gente e di tante persone che privatamente e pubblicamente mi hanno manifestato». Amara, comunque, la conclusione: «Alla fine temo che abbiamo perso tutti».