Il lupo a processo, ed è subito assolto Cogne, si divertono gli avvocati pavesi
PAVIA. Hanno processato il lupo e l'hanno assolto. Udienza semi-seria in occasione del Festival di Cogne e che ha visto parecchi pavesi (tra cui uno degli organizzatori, il professor Gabriele Caccialanza, pro-rettore uscente dell'Università) darsi da fare. Assolto, e certo: a comporre il Tribunale c'erano gli avvocati Dino Cristiani (presidente ed estensore) e Fabrizio Gnocchi (a latere).
Diciamo pure della presenza di una «giuria popolare» (tutti avvocati) ma - accidenti - altri due avvocati come pubblici ministeri e, ancora, altri avvocati (i pavesi Ambrogio Robecchi Majnardi e la professoressa Leonarda Vergine) a far da difensori (mancava, essendo a Cogne, solo l'avvocato Taormina).
Insomma, non neghiamo l'evidenza: il canis lupus lupus aveva ottime probabilità di farla franca. E cosi è stato. D'altro canto, in questi divertenti e goliardici processi a cose, alimenti o animali (dal cane al maiale, dal cioccolato alla pastasciutta), di condanne non ne arrivano mai. C'è che chi li intenta, fraternizza col nemico. E finisce cosi. Al punto, ci raccontano, che li a Cogne, il Tribunale neppure ha creduto ai pastori, chiamati a testimoniare. «Inimico testi non credit», ossia «non è opportuno credere al teste che sia nemico della parte», si dice. E come credere al pastore, allora?
Non che poi le accuse fossero lievi. Tutt'altro. Il lupo era infatti imputato dei reati previsti e puniti agli articoli: 1) Art. 659 c.p., disturbo dell'occupazione o del riposo delle persone; 2) Art. 624, 625, n.8, c.p, furto aggravato su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandrie, ovvero di animali bovini ed equini, anche non raccolti in mandrie; 3) Art. 638 c.p., uccisione o danneggiamento di animali altrui; 4) Art. 637 c.p., ingrasso abusivo nel fondo altrui; 5) Art. 631 c.p., stato d'incapacità procurato mediante violenza. Accuse pesanti, come si vede. Ma poi si portano, come testimoni, un frate francescano di Assisi, GianMaria Polidoro, che certo il lupo non può lodare, due etologi come Giorgio Celli e Danilo Mainardi: e, allora, si è sbilanciati a favore dell'assoluzione. E parecchio.
Infine: c'era, li a Cogne, anche un po' di prevenzione: i due pastori, unici testi d'accusa, vengono indicati come «pastori molto arrabbiati con il lupo!», evidentemente con pregiudizio verso di loro. Insomma, non si racconti che è stato un processo giusto. Buon per il lupo. (f. ma.)