«I dieci posti letto dell'Hospice? Un reparto unico, da potenziare»

PAVIA. «Chi non ha un malato terminale in casa non può capire...». Abbozza un sorriso, che cancella la stanchezza di notti e anni senza sonno. La signora Paola - che vuole essere chiamata solo per nome perché, dice, la sua condizione è uguale a quella di tante, tantissime persone - un giorno ha scoperto l'Hospice, un reparto speciale attivo da gennaio al Santa Margherita.
Dieci posti letto per accompagnare nel cammino finale i malati gravi, quelli che terapie e medicine non possono più salvare. E che hanno invece bisogno di assistenza continua, qualificata e, soprattutto, di grande serenità.
«Un luogo dove mia suocera viene seguita come se fosse in famiglia, dove lo sguardo del personale è dolce e affettuoso come se fosse il nostro» dice. Per questo, per sostenere l'attività di chi lavora nel nuovo reparto, la signora Paola ha deciso di scrivere una lettera di ringraziamento. «Mi auguro davvero che l'Hospice cosi ben funzionante riceva aiuti e possa continuare - spiega -. E' un reparto unico, speciale, che non ho mai trovato in nessun altro luogo. E forse dieci posti letto sono anche pochi...». Dieci stanze è quanto la Regione Lombardia ha concesso all'Asp di Pavia. Altri dieci posti sono stati assegnati all'istituto don Gnocchi a Salice. E ne servirebbero molti di più. Lo dimostra il fatto che, da quando è entrato a regime, l'Hospice è sempre tutto esaurito. Le liste di attesa si allungano di giorno in giorno.
«Ormai da molto tempo in casa mia viveva un'ammalata grave e la vita della mia famiglia non è stata più la stessa: cure, preoccupazioni e corse sempre più frequenti al pronto soccorso, spesso con soste di ore. E notti insonni, stanchezza cronica, ansia che accada qualcosa - spiega la signora Paola Questo reparto è stato fortemente voluto dalle persone che vi lavorano - spiega ancora la signora Paola -. Da circa un mese mia suocera i ricoverata all'Hospice del Santa Margherita, in una delle dieci camere che tra l'altro offrono a noi parenti la possibilità di rimanerle accanto costantemente. In repartosi respira la realtà della sofferenza e del dolore anche se tutti cerchiamo di aggrapparci ancora a un'assurda speranza di vita nelle parole e nella disponibilità degli operatori». «Si, perché sta proprio in questo la differenza - aggiunge -. Il contributo del personale, coordinato dalla dottoressa Lorenza Bergamaschi, è concreto, umano e insostituibile e va ben oltre il dovere professionale».
«Note di apprezzamento arrivano in numero crescente - conferma il presidente dell'Asp Sergio Contrini - e sono la conferma dell'efficace capacità di tutto il personale impegnato nell'assistenza ai malati. Un impegno di squadra che vale anche nel resto della struttura». (m.g.p.)