Volevano ingrandirsi ma gettano la spugna
ROMA.A volte vince la burocrazia. Per sfinimento dell'avversario. E' successo in Abruzzo dove da tre anni la Aganippe Pavimenti di Cerratina cercava di acquistare un terreno dal Consorzio industriale del Sangro. La Aganippe ha una storia centenaria. Il titolare è Arnaldo Aganippe la cui famiglia è sul mercato dal 1910 come produttrice di pavimenti in graniglia. Il Consorzio ha chiesto informazioni e dati che loro stessi avrebbero dovuto certificare. E il 9 agosto la società ha scritto una lettera al presidente della regione Ottaviano Del Turco annunciando di aver preso in considerazione non solo di rinunciare all'affare, ma di trasferirsi in un'altra regione d'Italia.
La richiesta di acquisto riguarda un terreno di circa 4.000 metri quadrati adiacente all'attuale stabilimento. La prima richiesta venne inoltrata nel 2002. Nel 2005 è partita una seconda richiesta allo Sportello unico delle attività produttive che viene protocollata e girata al Consorzio per la definizione dell'iter e l'assegnazione del lotto. Non ottiene risposta e il 31 maggio lo Sportello unico scrive di nuovo al consorzio sollecitando la conclusione del procedimento in tempi stretti. Il Consorzio risponde e il 6 giugno viene spedita alla società una richiesta di documentazione sull'attività dell'azienda, sulle referenze bancarie, sul progetto preliminare di insediamento, sull'accettazione del piano regolatore territoriale. Tutto viene spedito per raccomandata. L'azienda aderisce alla richiesta e spedisce tutte la documentazione il 20 giugno allo Sportello unico. Un mese dopo, il 29 luglio, il Consorzio invia una nuova raccomandata alla Aganippe chiedendo la compilazione del modello di «dichiarazione di regolarità per richiesta o assegnazione di ampliamento del lotto».
A questo punto, considerato che dal 2002 al 2005 il funzionario che aveva ricevuto la documentazione era andato in pensione, la società si sente presa in giro. Nel modello si chiedeva se l'Aganippe è regolarmente insediata e convenzionata al Consorzio, che è in produzione e che occupa lavoratori. «Per noi questo equivaleva ad una provocazione» commenta l'amministratore «abbiamo comunicato al Consorzio la rinuncia ad acquisire un nuovo lotto». Tre anni di carte inutili. La burocrazia ha avuto la meglio, anche se è la politica che è responsabile della situazione dei consorzi. Le industrie che guadagnano centimetro su centimetro il mercato non vogliono essere esaminate da impiegati che le considerano «sconosciute» e che chiedono la legittimazione del loro operato, esigendo informazioni e dati che loro stessi devono certificare.