Cè-Formigoni, duro scontro E Abelli «chiama» Berlusconi

PAVIA. A scatenare la nuova bufera è stata un'intervista pubblicata ieri dal «Corriere della Sera». Alessandro Cè, l'assessore alla sanità che negli ultimi tempi è più volte entrato in conflitto con Giancarlo Abelli, ha criticato le «logiche di potere» (come lui stesso le ha definite) del presidente Roberto Formigoni. Il governatore lo ha invitato subito a smentire queste affermazioni o, in alternativa, a dimettersi. Con Formigoni si è schierato anche Abelli, che ha invitato Berlusconi a risolvere il caso.
Che si sia trattato del solito «temporale estivo» o di qualcosa di molto più serio lo sapremo nei prossimi giorni. Certo è che il clima all'interno della terza giunta Formigoni non è mai stato sereno sin dall'inizio. E le ultime affermazioni di Cè (che ha criticato anche l'ipotesi di un Formigoni candidato premier del centrodestra) hanno contribuito a surriscaldare un'atmosfera già sin troppo turbolenta. Dopo aver letto quanto dichiarato dal suo assessore alla sanità al «Corriere», il governatore lombardo (in questi giorni a Rimini per il meeting di Cl) ha affidato la sua risposta ad un lancio dell'agenzia Ansa. «Leggo - afferma Formigoni - che l'assessore Cè ritiene che la politica della giunta regionale e dello stesso presidente sia improntata ad una logica di potere e non di servizio ai cittadini, mentre par di capire che lui solo sarebbe puro. Si tratta di parole miserabili. O vengono smentite o l'onorevole Cè ha una sola strada: trarre le conseguenze delle sue affermazioni e separarsi da un'organismo di cui non condivide neppure l'impostazione». Prima di dettare questa dichiarazione all'Ansa, Formigoni si è sentito al telefono con Abelli. «Condivido totalmente quanto è stato dichiarato dal presidente», ha commentato ieri pomeriggio l'assessore pavese alla famiglia e solidarietà sociale. «Le dichiarazioni rese da Cè sono incompatibili con una condivisione di responsabilità operativa a livello regionale. Mi auguro che certe frasi siano solo la conseguenza di un periodo ferragostano...L'interesse generale è quello di rinserrare le fila, chiarendo quello che c'è da chiarire ed instaurando un confronto sempre più serrato e vivace. Non si può incrinare una coalizione, che lavora bene da dieci anni, con esternazioni che non hanno nessuna giustificazione se non quella di una volontà di protagonismo». Abelli sollecita l'intervento di Berlusconi e dei leader nazionali della Casa delle Libertà per risolvere il «caso lombardo». «Il governo della Lombardia è fondamentale per gli equilibri del centrodestra, anche in previsioni delle prossime elezioni politiche». Ma Abelli è disposto a collaborare ancora con Cè? «Deve esserci sempre il rispetto delle opinioni degli altri e delle altrui personalità. Sino ad oggi non ho ancora visto questo atteggiamento da parte di Cè: spero che in futuro si comporti diversamente». Infine Abelli si sofferma sulla situazione del San Matteo. «Indipendentemente dal giudizio del Tar, la prosecuzione di un'esperienza positiva è doverosa per chi deve decidere sui futuri organi dell'ospedale: compito assegnato alla Regione. Appena possibile, provvederemo a dare un'assetto definitivo al policlinico». (s.re.)