L'addio di Casarile a Massimo, l'eroe di Capalbio

CASARILE. C'è il padre Rinaldo con il suo lutto sereno, il fratello Luca con gli occhi celesti non spenti dalle lacrime, la madre Franca, la fidanzata Elisa. E poi ci sono i colleghi, e soprattutto gli amici. Tanti. Gli amici di Massimo Costa, tradito dal mare di Capalbio e più ancora dal proprio istinto: che gli ha imposto di lanciarsi tra i flutti agitati nel tentativo di aiutare l'amica Marta, in difficoltà tra le onde. Sono tutti li, nel minuscolo cimitero di Casarile, in fondo alla stradina bordata dagli alberi, che scivola lungo il Naviglio, a fianco al verde della campagna.
«Abbiamo preferito portarlo qui, dove vivo da quindici anni, piuttosto che in un anonimo cimitero di Milano - spiega Luca, che ha una figlia di nome Elisa proprio come la fidanzata di Massimo - oggi qui a Casarile c'è tutta una vita: gli amici dell'infanzia, quelli conosciuti a scuola o al negozio di alimentari, quelli del lavoro e quelli delle sue uscite, dei suoi viaggi. Perché Massimo era uno che la vita la viveva».
Non c'è cerimonia in chiesa, anche se il parroco don Antonio Fattori ha preceduto il corteo che ha accompagnato la bara del grafico milanese quarantaseienne, arrivata dalla Toscana, dalla casa del fratello Luca fino al cimitero. La sepoltura avviene nella cappella di famiglia della cognata Susanna. «A mia moglie Franca oggi ho concesso eccezionalmente una preghiera», arriva a scherzare papà Rinaldo. E' lui che - sovvertendo le regole non scritte che accompagnano gli addi - va incontro alle persone che stanno li. Molti non li conosce e da tutti vuole sapere chi sono, e come avevano conosciuto suo figlio Massimo.
E' un modo, il suo, di recuperare tassello dopo tassello l'intera esistenza di suo figlio Massimo, le parti che gli era sfuggite, grazie alla testimonianza di tutti quelli che lo hanno frequentato. Li incontra uno a uno, stringe mani, si chiude in un abbraccio, sempre dispensando sorrisi. «Ve lo dico con tutto il cuore, voi oggi mi avete dato una grande forza», ripete. Anche gli articoli usciti sulla stampa in questi giorni - spiega - lo hanno aiutato a superare il dolore incalcolabile della perdita di un figlio. Si dà pace di quello che è successo. Non è rassegnazione la sua, e nemmeno c'è recriminazione nelle parole di papà Rinaldo. Piuttosto la convinzione che suo figlio ha fatto la cosa giusta: «C'era la sua amica in mare, si sono lanciati in due per soccorrerla. L'altro c'è riuscito, lui no...», racconta.
E li, al cimitero di Casarile, ci sono anche gli amici che lo hanno visto in quegli ultimi istanti, risucchiato dalle onde senza possibilità di scampo. «Cosa dire - racconta un'amica ritornando con la memoria, probabilmente per l'ennesima volta, agli attimi della tragedia - il mare era mosso e c'erano diverse persone in difficoltà. Cercavamo un po' tutti di darci una mano. Lui ha tentato di aiutare una nostra amica, ma non ce l'ha fatta. I soccorsi sono stati immediati, è arrivato in fretta anche l'elicottero. Ma quando lo hanno riportato sulla spiaggia aveva già inghiottito molta acqua. Non c'è stato nulla da fare. Chi eravamo? Un gruppo di sette-otto persone, alcuni lo conoscevano da una vita, io da sette anni».
Massimo non era certo un esperto nuotatore: altre erano le sue passioni. «Una persona straordinaria, vitale, un grandissimo appassionato di arte - prosegue il racconto l'amica - non si perdeva una mostra, appena poteva partiva, anche all'estero, se c'era qualcosa che gli interessava. Era una di quelle persone che ti fanno pensare: ma perché è successo proprio a lui, a uno come lui? Non credo di averlo mai visto imbronciato: era sempre sereno, pronto a scherzare, generoso».
Tra silenziosi pianti disperati, volti ancora segnati dall'incredulità (saranno in duecento al cimitero di Casarile), il rito laico d'addio volge al termine. Di Massimo Costa s'è parlato come di un eroe, e forse arriverà una medaglia al valore civile. Ma importa davvero? Piuttosto, quando il custode del cimitero fa girare le chiavi nella serratura, la sensazione è che in molti porteranno con loro un pezzo di Massimo.