L'autodifesa di Fazio su Bnl e Antonveneta
ROMA. Arriva il giorno della verità del governatore. Oggi Antonio Fazio, numero uno della Banca d'Italia, chiarirà il suo operato nelle vicende Bnl e Antonveneta. Lo farà nella riunione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) convocato dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco. Ma sulla sua linea di difesa non ci sono dubbi. «Ho agito nel rispetto delle regole», dirà. Di dimissioni non parlerà né lui né alcuno dei ministri presenti.
Oltre a Siniscalco fanno parte del Comitato Alemanno, La Malfa, Scajola e Lunardi, si è fatto invitare Castelli perché la Lega fosse presente, ma non ci sarà nessuno dell'Udc. Al massimo - si fa osservare - si potrà parlare del progetto di autoriforma, ma è più probabile che neanche questo tema venga toccato. soprattutto perché il governo sembra già orientato a una riforma della Banca d'Italia che passi dal disegno di legge sul risparmio che giace al Senato. Fazio non si dimetterà e, più che difendersi, spiegherà, con la sua prosa fatta di frasi brevi e molte pause, la correttezza della sua azione, i passaggi puntuali che hanno portato alle decisioni di Bankitalia. E che sia stato fatto tutto secondo le regole, ha anticipato ieri Luigi Grillo, senatore di Forza Italia e caro amico del governatore, è provato dalla sentenza del Tar del Lazio sul via libera all'Opa di Fiorani. «Basta leggere le 50 pagine della sentenza del Tar che riconosce alla Banca d'Italia di aver agito in modo imparziale - dice Grillo in un'intervista al Sole-24 Ore - La verità è che il mercato ha fatto fallire le Opa degli Olandesi e degli spagnoli (caso Bnl ndr). Fazio ha dato le autorizzazioni nei tempi dovuti e in modo imparziale». «Il governatore è rilassato, consapevole di non aver sbagliato e di non aver violato la legge. Farà una relazione circostanziata e approfondita», dicono a Palazzo Koch, la sede della Banca d'Italia.
Tutto secondo le regole e le consuetudini di Banca d'Italia, spiegherà Fazio. Si, conusetudini. Come quella di telefonare ai banchieri per parlare delle decisioni da prendere o di quelle già prese. «Il governatore ha rapporti con tutti i banchieri - dice ancora Grillo - certamente il rapporto tra Fazio e Fiorani è il frutto della grande stima che il governatore ha nei confronti di un ottimo banchiere». Stima e se lo ha chiamato dopo aver firmato il tanto atteso via libera all'Opa, spiega il senatore di Forza Italia, è perché «le telefonate informali dopo una decisione sono un atto dovuto che risponde a una prassi». Anche a mezzanotte passata.
Ma sulla strada del chiarimento pesano come macigni anche le ultime rivelazioni sull'operato della Vigilanza della Banca d'Italia. Claudio Clemente e Giovanni Castaldi, a capo dei servizi Vigilanza sugli enti creditizi e Concorrenza normativa e affari generali, l'8 luglio avevano proposto al vertice di Bankitalia di non dare l'autorizzazione all'Opa della Banca popolare italiana (la banca di Fiorani) e, anzi, di ritirare tutte le autorizzazioni già concesse. Come si è visto Fazio decise diversamente.
Cresce il bibattito sul futuro della Banca d'Italia con una novità di rilievo. Se fino a pochi giorni fa nella maggioranza si guardava soprattutto all'autoriforma di Bankitalia, magari inserita in un quadro normativo dettato dal Parlamento, oggi prende piede l'ipotesi di inserire il mandato a termine del governatore (otto anni) nella legge di riforma del credito ferma al Senato. E non solo quello. Nei progetti ci sarebbe anche la trasformazione della gestione della Banca d'Italia da organismo monocratico a collegiale, sulla scia di quanto accade per le altre Autorità di garanzia. Con tutta probabilità una decisione verrà presa già nella prima riunione del consiglio dei ministri, il 29 agosto, dopo aver valutato gli elementi forniti oggi dal governatore alla riunione del Cicr. «Aspettiamo la relazione di Fazio - dice Luca Volonté, capogruppo Udc alla Camera - poi apriamo una riflessione».
Sull'utilizzo della legge sul risparmio per arrivare al mandato a termine è d'accordo anche l'opposizione. «Il Cicr non serve a nulla e invece di convocarlo andrebbe abolito - dice Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds - questi problemi vanno risolti con la dignità e la forza delle leggi. Si torni subito in Parlamento con la riforma del risparmio». «L'autoriforma è una presa in giro, perché dovrebbero farla coloro che hanno bloccato la legge sul risparmio», commenta Enrico Letta, Margherita.