Campi nomadi, pronte tre ipotesi
PAVIA. Aree dismesse che nei decenni perdono i pezzi, si trasformano in metropolitani gironi infernali, evitate da tutti ma maledettamente presenti, rifugi degli ultimi tra i dimenticati, dei più poveri tra i poveri. Pavia ne ha persino troppe di queste terre di nessuno, di indegne testimonianze. E se le merita, tutto sommato, perché per anni non ha mai deciso cosa farne, a volte per soddisfare interessi economico/urbanistici.
Aree dismesse.
Le teorie sui «perché» si sprecano. Ognuno ha le sue, s'intende, anche se ce ne sono di più credibili di altre. Il problema è che il Piano regolatore, approvato qualche anno fa, non è ancora riuscito a fare decollare i progetti che davvero cancellerebbero la maggior parte (percentualmente sul totale) di questi buchi neri (per capirci: ex-Snia, ex-Neca, ex-Necchi). Il sindaco Piera Capitelli ha scritto nel suo programma, ed ha più volte garantito pubblicamente (e lo stesso ha fatto l'assessore all'Urbanistica, Franco Sacchi) che in tempi brevi i tre progetti arriveranno in consiglio comunale per l'approvazione. Quando si apriranno quei tre cantieri, almeno quei tre, di spazi per accogliere immigrati irregolari non ce ne saranno più. O almeno, si sarà superato il rischio dell'emergenza e Pavia uscirà finalmente da quella sorta di triste 'guida turistica" che segnala agli immigrati che la nostra città ha «spazi di accoglienza». Affrontare il problema urbanistico delle aree dismesse è compito, davvero, della politica, dei partiti. Si tratta di superare qualche veto e qualche vecchia ruggine - già nella Margherita c'è chi storce il naso di fronte all'«indipendenza» di Sacchi e alla sua attenzione anche alle questioni urbanistiche più spicciole (teoricamente, un territorio per piccoli favoritismi) - e poi si può partire. Diverso è il caso di un'altra area di disagio: i campi nomadi.
I campi nomadi.
Anche su questo argomento, almeno apparentemente, la giunta Capitelli sembra intenzionata a muoversi rapidamente, e se necessario, mettendo in conto polemiche. Non mancheranno. In primo luogo perché i campi nomadi saranno due, uno per i rom residenti, l'altro per quelli oggi ospitati in viale Bramante; inoltre, ma è storia vecchia, nessun quartiere intende ospitarli. Gli uffici stanno vagliando alcune possibili soluzioni, ma saranno sempre le solite: nei pressi dell'attuale campo sportivo (a nord della nuova Tangenziale, verso Borgarello), nella zona di Pavia Ovest, ai confini del territorio comunale, insomma, non distante da Montebellino, oppure in qualche area periferica. Ci saranno proteste, ci saranno contestazioni, da sinistra e da destra. Ma anche su questo argomento il sindaco sembra voler tirare dritto senza troppe mediazioni. Cercando però di coinvolgere, forse, il consiglio comunale. (f. ma.)