Porte Aperte, bersaglio centrato

PAVIA.Alla settima edizione di «Porte Aperte all'Università di Pavia», la giornata di orientamento organizzata dal Cor, Centro di orientamento dell'ateneo, c'erano letteralmente ragazzi da tutto il mondo: tra le altre, segnalate presenze anche dall'Ecuador. Naturalmente una buona percentuale dei 1500 giovani che hanno partecipato alla giornata del 19 luglio venivano dal Nord Italia, per lo più Lombardia, ma anche Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Un folto gruppo poi arrivava dal Sud, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Ma il dato più interessante è che si sono registrati presso la segreteria del Cor all'inizio della mattinata, alcuni giovani provenienti dalla Svizzera, dalla Francia, dall'Ecuador, dalla Russia e dal Brasile.
Se l'obiettivo dell'Ateneo pavese è quello di promuoversi come università di eccellenza nella ricerca, attestandosi ai vertici in Italia e in Europa, si può parlare di obiettivo raggiunto. Inoltre, ed è questo un altro punto molto interessante, si sono visti giovani laureati di primo livello che vogliono iscriversi a Pavia per il biennio di specializzazione, provenienti proprio dalle Università «concorrenti» come per esempio la Cattolica e la Statale di Milano, e dagli atenei di Bergamo, Parma Genova e Padova.
Ultimo dato, all'incontro con i genitori hanno partecipato circa 250 persone. Una sala gremita che segnala la voglia di capire meglio e di più il complesso mondo che l'offerta universitaria oggi presenta.
Dunque promuoversi fa bene all'Università di Pavia, come non manca mai di sottolineare il nuovo rettore Angiolino Stella, e i numeri parlano chiaro, nonostante il fatto che quest'anno «Porte Aperte» è stato anticipato a luglio (di solito era a settembre) ed è stato concentrato in una sola giornata.
«Il nostro è un progetto di orientamento in continua evoluzione, vuole dare risposte anche ai bisogni emergenti, a chi pone domande sempre più complesse - afferma la professoressa Laura Pagani, delegato dell'Orientamento -: 'Porte Aperte" è un laboratorio in cui si sperimentano nuove modalità per dare un servizio a misura di studente».
Secondo Salvatore Veca, prorettore alla didattica, che ha parlato all'inaugurazione della giornata di fronte a un'Aula magna piuttosto affollata: «Ci interessava progettare quest'anno un'edizione di 'Porte Aperte" che riguardasse sia l'avvio alla scelta degli studi di primo livello, sia l'informazione e l'orientamento per gli studi del biennio specialistico», dunque lo spostamento a luglio è sembrato necessario. Poi si è parlato di ricerca. «Perché la ricerca? - ha proseguito il professor Veca - Perché la nostra è una 'research university": qui si insegna in rapporto a ciò su cui si fa ricerca scientifica. Vuol dire definire il proprio programma di studi, cioè i diversi corsi di laurea (in questo caso soprattutto i corsi di laurea di secondo livello) identificati in quei settori in cui la capacità di ricerca della nostra università è più significativa. Questa è la caratteristica e la missione che noi ci siamo dati come Università di Pavia e che il rettore Stella certamente porterà avanti con vigore».
Riprendendo poi le parole del vicesindaco Ettore Filippi, presente all'inaugurazione, che ha sottolineato il fatto che gli studenti sono la una risorsa che aumenta la ricchezza della comunità, Salvatore Veca ha toccato uno dei tasti più cari alle famiglie, oltre che agli studenti: «Mi ha fatto molto piacere quanto ha asserito il vicesindaco e quanto ha detto il prefetto, e cioè che l'Università di Pavia è una Università che vive entro una 'città universitaria". Ma come si fa dire che una città è universitaria? Berlino per esempio non è una città universitaria, ma ha delle splendide università; cosi pure Milano o Stoccolma o Londra che pure ha università prestigiose come l'Imperial College e la London School of Economics. Le città universitarie sono Oxford o Cambridge o Heidelberg perché sono in qualche modo comunità, sono incentrate sulla dimensione dell'apprendere e del ricercare».
E Pavia, dice ancora il prorettore, rientra tra queste a pieno titolo: «Questo è il punto: a Pavia i 26.000 studenti sui 70.000 residenti vogliono dire questo. Non che c'è una città che ha una università, ma è una città che vive con l'università e consente di vivere la dimensione universitaria e di fare interagire il vivere, il convivere con lo studiare». E' stato poi il professor Cesare Balduini, dati alla mano, ad illustrare proprio quella intensa attività di ricerca che l'Università di Pavia è in grado di produrre e che rappresenta il fulcro vero del suo prestigio.
In contemporanea a «Porte Aperte» si sono tenuti anche i corsi di addestramento ai test per accedere ai corsi di laurea a numero chiuso. Anche qui la partecipazione è stata molto alta: 350 studenti per la facoltà di medicina e chirurgia; 200 per psicologia e circa 100 per scienze della comunicazione (Cim).