«Sentenza già scritta»

BRESCIA. Su una cosa è d'accordo con gli inquirenti: Guglielmo Gatti è lucido. Per il resto, Luca Broli, difensore del quarantenne accusato del duplice omicidio degli ziii, si chiama fuori da quello che, sostiene, 'sembra diventato il gioco dell'estate: il nipote assassino". Dopo due giorni di basso profilo, ora che gli inquirenti sono sicuri di aver incastrato Guglielmo Gatti, Broli alza la voce.
'Ma quale perizia psichiatrica, ma quali riscontri. Questo non è un gioco, c'è di mezzo un duplice omicidio efferato e c'è di mezzo il mio assistito. Qui è ancora tutto da vedere, tutto da dimostrare".
Primo avvocato libero, in ordine alfabetico, Broli è stato pescato dalla lista dei difensori d'ufficio. E quasi alla fine di una estate tinta dal giallo di questa storia dell'orrore, si è ritrovato dalla parte dell'unico indiziato. I magistrati accusano Gatti di duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà, dai futili motivi e dal vilipendio, senza contare l'occultamento di cadavere: reati da ergastolo. Brioli frena: 'Il mio assistito ha indicato piste alternative che ancora non sono state neppure prese in esame dalla Procura. Una pista, in particolare, mi pare sia stata eliminata in modo frettoloso, a priori".
Blazer grigio, occhi azzurri, Brioli ha conquistato la fiducia di Guglielmo Gatti. 'Questa è una sentenza già scritta, lo hanno già condannato". Irritato, deluso, non si arrende. E' stupito dalla 'spavalderia della Procura, perché conosco quei magistrati e sono tutti molto seri", ma non getta la spugna e non cerca scorciatoie, convinto come è che la verità su questo duplice delitto che ha sconvolto Brescia sia ancora tutta da scrivere. 'Sono sorpreso, perché la questione è ancora interpretabile", dice."E invece, per gli investigatori il caso è già chiuso. Vedremo, io credo che sia ancora tutto da dimostrare".
Quel che non manda giù è invece il processo mediatico. 'E' stato tutto ingigantito. Il fatto che Guglielmo sia un introverso, una persona che si fa i fatti suoi, che non fa lo sbruffone con le ragazze e non sgomma con la sua auto per le vie della città non vuol dire che sia un assassino".
Ora che le indagini sono quasi al capolinea, la palla passa alla difesa. Un lavoro certosino, per smontare il castello delle accuse che magistrati, carabinieri e prove scientifiche hanno costruito mattone dopo mattone. Il giudice per le indagini preliminari, Carlo Bianchetti ha messo la ciliegina sulla torta: ha accolto le richieste del pm. Gatti resta in carcere non tanto per il pericolo di fuga, quanto 'per i gravi indizi di colpevolezza". Un ostacolo in più per la difesa."In questi giorni leggerò con cura le carte - anticipa Broli - e poi sicuramente affronteremo il Tribunale del Riesame". Gatti è in cella di isolamento: nessuno dei parenti vuole saperne di lui. 'E' completamente solo", si rammarica l'avvocato. Quanto poi a rivelare le piste alternative, Broli non vuole saperne: 'Lo diremo quando il tempo sarà maturo". (o.p.)