di Natalia Andreani
ROMA. Le conferme ufficiali ancora non arrivano. Ma il micidiale virus H5N1 responsabile dell'influenza aviaria sembra davvero essersi riaffacciato alle porte dell'Europa. Per la precisione, il virus che infesta l'Asia e che in due anni ha provocato la morte di 57 persone, oltre che di milioni di animali, sarebbe riapparso in un allevamento di pollame della Calmucchia, regione europea della sconfinata Russia lontana meno di duemila chilometri da Mosca.
La possibilità che il virus ammazzapolli si avvicini ancora di più non coglie impreparate le autorità veterinarie e sanitarie di Bruxelles che ormai da anni tengono sotto stretta osservazione l'evolversi del quadro mondiale: sia sul fronte animale sia sotto quello degli eventuali rischi per l'uomo. Al momento, però, nessuno vuole parlare di allarme. Non ancora. E nonostante le analisi in arrivo da Mosca sembrino oggi confermare la presenza dell'H5N1, smentita nelle scorse ore, dalle autorità europee non è venuta alcuna nota ufficiale. Certo è che finora il virus ha colpito la Russia con notevole forza: lo ha già fatto in cinque regioni siberiane ed in una degli Urali provocando la morte di 11mila volatili e l'abbattimento precauzionale di altri 120mila capi di pollame. La Calmucchia, dunque, potrebbe essere solo il settimo caso. E l'Europa il prossimo passo. Tanto che l'Olanda, paese severamente colpito dal morbo tra il 2003 e il 2004, ha già preso nuove contromisure per tutelare i propri allevamenti.
La Commissione Europea, per ora, si limita a ricordare che nessun tipo di pollame e di prodotti derivati, come pure gli uccelli da voliera, può varcare i confini europei. «Il bando già in vigore da tempo per Thailandia, Cambogia, Indonesia, Laos, Cina, Vietnam, Nord Corea e Malesia è stato esteso il 12 agosto scorso a Russia e Kazakistan», ha dichiarato ieri un portavoce della Commissione.
Analoghe rassicurazioni vengono dai vertici del ministero della Salute che ricorda come la rete italiana di sorveglianza stia funzionando a pieno regime per monitorare quella che «non è ancora un'emergenza ma la conferma della continua presenza del virus e della sua espansione geografica».
I controlli epidemiologici, dunque, continuano per ora come sempre. Con particolare riguardo agli allevamenti di Lombardia e Veneto che rappresentano le due zone a rischio (teorico) della penisola. Ma le associazioni ambientaliste non si accontentano. E tornano a denunciare l'esistenza di un immenso mercato nero di animali a rischio. Il Wwf chiede che venga fermato l'import illegale di uccelli dai paesi dell'Est e dalle foreste tropicali. E mentre la Lav si scaglia contro la decisione olandese di smantellare gli allevamenti avicoli all'aperto, Legambiente invita il governo ad attivarsi per un'etichettatura europea a tutela del prodotto.