Papa-boys, lunga notte senza freni
COLONIA. Fuori i giocolieri, dentro i penitenti. Attorno i bivacchi, nelle cappelle l'adorazione del Santissimo. E poi gli scontri, gli incontri, il pianto, il riso, il rapimento mistico e il sacrosanto bisogno di dormire. Doveva essere cosi la cattedrale medioevale, il pilastro della terra dove l'ascesa a Dio e il riparo dalla guerra e dalle intemperie erano tutt'uno. Questo volto mostra la cattedrale di Colonia, il pesante portone aperto giorno e notte ai pellegrini. Una faccia antica, millenaria e un po' millenaristica, per la verità.
Soprattutto la notte, quando le file dei fedeli in attesa dell'indulgenza plenaria si assottigliano e quelle di chi si sfrena si ingrossano. Sono pii e ubriachi, spesso le due cose insieme, i papa boys. E sono belli, scatenati e senza inibizioni. Capaci di recitare un rosario intero sdraiati con la faccia sul pavimento e le braccia in croce, come i cavalieri penitenti prima delle crociate, e darsi un bacio con lo sguardo rivolto alla doratissima arca con le reliquie dei Re Magi. Il centro di Colonia la notte non dorme. Le animazioni sono molte, spettacoli e preghiere, riflessioni e distensioni. Lo spaccio dei prodotti equi e solidali della Cattedrale è aperto per uno snack che mette in pace la coscienza. Costa il giusto e aiuta il Terzo Mondo. Aperto anche il Caffè dei cappuccini, raffinatissimo bar dove se non hai una lira ti danno comunque un tavolo e un bicchiere d'acqua per mangiarti il panino che ti sei portato. E visto che l'aria è di festa i frati aggiungono qualche caraffa di succo di mela, ricevendo e dispensando benedizioni.
La piazza, illuminata a giorno un po' per sicurezza un po' per evocare la cometa, s'accende verso mezzanotte di duelli. «Viva l'Italia» è quasi sopraffatto da un «Usa hurrà», urlato da americani in cerca di rivalse. Brasiliani e cileni cantano e ballano per tutti.
I polacchi montano la guardia alla gigantografia di Wojtyla. Distribuiscono bandierine bianche e gialle double face, di qua Giovanni Paolo II, di là Benedetto XVI. I pellegrini, recitano le guide, dovrebbero dormire nelle chiese, nelle tendopoli, presso le famiglie disposte a ospitarli. In realtà dormono poco o niente, affollando di bivacchi ogni spazio verde disponibile. «Verboten», nel senso di vietato calpestare le aiuole, non lo capisce nessuno. La parola sembra sconosciuta anche ai tedeschi.
Il cuore di tutto, quello dalla quale non ci si allontana, resta però la Cattedrale. Ragazzoni in cerca di extraterritorialità da dedicare al riposo arrivano a stendere il tappetino del sacco a pelo sotto i confessionali. E i custodi, ricoperti di un bel mantello rosso bordato di nero, scuotono la testa e lasciano fare. Sono guardinghi e inflessibili sono per la decenza. In pantaloncini corti e canottiera non si entra e cosi le mille bandiere alzate da molti diventano mantelli. Macchie di colore di un mondo dove si coltiva l'illusione della fratellanza universale.
Nella notte fanno affari tutti, arabi e turchi cuociono kebab in quantità industriali, i cinesi friggono involtini primavera a cartate. E poi i gelati, italiani, venduti a palette, 80 centesimi di euro ogni gusto fra le proteste degli italiani che vorrebbero la panna gratis, come a Roma e in tutto il Sud. (l.v.)