La denuncia: anziana picchiata alla casa di riposo

GROPELLO. Con la faccia pesta e un braccio pieno di lividi, nel suo letto alla casa di riposo Sassi, reparto non autosufficienti totali. I parenti della nonnina di 87 anni l'hanno trovata cosi, andando a far visita domenica mattina. Hanno chiesto spiegazioni al personale: «Risposta: l'ospite ha battuto la faccia contro le sbarre di ferro del letto», spiega una nipote. Martedi però arriva alla figlia della pensionata una telefonata anonima: «La signora non si è ferita da sola, è stata picchiata». Cosi viene presentata ai carabinieri una denuncia per lesioni contro ignoti.
Informati del fatto che c'è una denuncia, i vertici della casa di riposo fanno sapere di non avere nessun commento da fare sulla vicenda. Chiedendo l'anonimato, invece, la nipote dell'anziana signora lamenta «l'approssimazione e l'atteggiamento indifferente dalla direzione dell'istituto Sassi, riguardo alle condizioni di un'ospite - spiega la parente, che vive a Gropello - in cattive condizioni di salute, impossibilitata a muoversi autonomamente. E non è lucida, per cui non ricorda ciò che è accaduto».
L'87enne vive alla casa di riposo di via Libertà da tre anni. Il marito dell'anziana è rimasto a vivere con la figlia, che abita a Gropello. Mentre le condizioni di salute dell'anziana donna hanno reso impossibile che continuasse a vivere in famiglia. «Quindi era indispensabile il ricovero in una struttura protetta. E' stato scelto il Sassi anche perché ha sede in paese, per cui i famigliari possono mantenere un filo diretto con la loro parente».
In effetti «finora non c'era stato nulla da obiettare sull'assistenza offerta». L'anziana è alloggiata in una stanza con altre due ospiti, non autosufficienti come lei.
Andando a farle visita domenica mattina, però, i parenti hanno trovato la nonnina con vistose ecchimosi (giudicate poi guaribili in 15 giorni) in faccia e sul braccio destro. «Cosa che abbiamo trovato strana, per cui abbiamo chiesto spiegazioni». Continua la nipote: «Ci è stato risposto che sabato pomeriggio aveva sbattuto contro l'intelaiatura in ferro del letto. Ci abbiamo voluto credere».
Martedi, però, arriva una telefonata anonima che descrive nei particolari un'altra ipotesi, ipotizzando anche responsabilità precise. «Noi ovviamente non ci permettiamo di sospettare di nessuno in particolare, ma vogliamo che venga fatta chiarezza». Da qui la denuncia. «Abbiamo anche chiesto che la zia venisse trasferita in un'altra stanza. Ci hanno detto che non è possibile».
(ha collaborato Miriam Paola Agili)