Evacuazione rapida, coloni verso la resa

GERUSALEMME. Nel giorno della «resa» e dello sgombero morbido dei coloni da Gaza, l'ottimismo dei militari israeliani che stanno vincendo le resistenze degli irriducibili di Neveh Dekalim e di Morag, ha dovuto lasciare il posto a tinte più fosche. Ieri in Cisgiordania un colono israeliano ha ucciso tre lavoratori palestinesi e ne ha feriti altri due. Asher Weisgan, un autista di quarant'anni, ha rubato la pistola a un vigilante della zona industriale di Shilo, tra Nablus e Ramallah, nel cuore dei Territori occupati.
Poi ha scaricato l'arma contro i palestinesi prima di essere fermato dalla polizia israeliana e arrestato. Lo ha fatto per bloccare, avrebbe detto Weisgan, il ritiro da Gaza.
L'incubo del terrorismo di marca ebraica ritorna, dunque, dopo il massacro compiuto poche settimane fa da un soldato disertore ventenne, Eden Natan-Zada, anche lui colono, responsabile di aver ucciso con il suo M16 di ordinanza quattro arabi-israeliani a Shfaram.
I servizi di sicurezza israeliani avevano avvertito del pericolo dell'estremismo di destra già negli scorsi mesi, e negli ultimi giorni avevano cercato di intensificare il controllo di quelle zone grigie in cui si muovono i settori più integralisti. Nella rete erano finiti gli estremisti che avevano tentato di entrare sulla Spianata delle Moschee, nella Città Vecchia di Gerusalemme. O i ragazzi che avevano inscenato proteste in sostegno ai disobbedienti degli insediamenti di Gaza. Dalla rete, invece, è uscito un colono di Shvut Rachel, vicino all'abitato più grande di Shilo, e ha ucciso.
Il premier Ariel Sharon ha immediatamente condannato l'«atto terroristico contro persone innocenti con grande severità». Il Consiglio dei coloni ha fatto lo stesso, dicendo che un «assassinio è comunque un assassinio». Ma Yossi Beilin, uno dei firmatari dell'Accordo di Ginevra, sostiene invece che sono i rabbini e i capi dei coloni a dover portare la vergogna dell'attentato di Shilo.
L'obiettivo del terrorista israeliano, per sua stessa asserzione, era fermare il disimpegno da Gaza. Provocando una reazione violenta dei palestinesi. Minacciata, peraltro, da Hamas nella sua prima dichiarazione dopo l'uccisione dei tre palestinesi. E lo stesso obiettivo avevano in mente gli irriducibili che ieri sera sono partiti da Kfar Darom, una delle colonie più dure dentro la Striscia, per andare a bruciare una casa palestinese. Sono stati fermati in tempo dall'esercito israeliano.
Fino alla notizia dell'attentato di Shilo, a Kissufim gli alti gradi militari avevano dimostrato un evidente ottimismo sul modo in cui stava procedendo il disimpegno. Nel terzo giorno del ritiro, infatti, gli episodi violenti sono stati molto contenuti entro i limiti di una protesta facile da controllare. A prescindere da una colona che si era data fuoco per protesta fuori da Gaza, vicino al valico di Kissufim, poco altro si era registrato. Tanto da aver fatto dire a uno dei leader degli oppositori che «Gush Katif era caduta».
E in effetti l'elenco degli insediamenti ormai vuoti si allunga con rapidità. Bedolah, Dugit, Gadid, Keretz Atzmona, Nissanit, Peat Sadeh, Rafiah Yam, Slav, Tel Kalifa. Sono almeno una decina, dunque, i centri evacuati e a questa prima lista ieri sera si è anche aggiunta Morag, dove i coloni e i loro sostenitori si erano asserragliati nella sinagoga e dove soldati e poliziotti avevano faticato a tirar fuori i disobbedienti.
L'evacuazione di un'altra sinagoga, quella di Neveh Dekalim, cuore della protesta, è stata invece rinviata a oggi. Ma i militari sono comunque convinti che l'evacuazione sarà molto più veloce del previsto, e che la demolizione delle case degli insediamenti possa cominciare già a metà della prossima settimana.