Paola, l'ultimo saluto ad Allai e a Voghera
VOGHERA. Una comunità ferita, offesa da una morte assurda, senza senso. Una comunità sgomenta, come pietrificata dalla tragedia che ha colpito la famiglia Marras. Paola Urru, la giovane mamma di due bambini, mercoledi scorso a Mogorella, in Sardegna, è stata travolta e uccisa dalla croce in ferro della chiesa di San Lorenzo. Ieri, nella chiesa della Resurrezione, gli amici e i colleghi di Pino Marras hanno voluto dire addio a Paola, in contemporanea con i funerali svoltisi ad Allai, suo paese natale.
Tanta gente ad Allai e tanta gente a Voghera, dove Paola Urru si era trasferita insieme con la sua famiglia. Una famiglia distrutta, sconvolta dalla tragedia di pochi giorni fa. E ieri, nella chiesa vogherese, i colleghi di Pino Marras hanno voluto testimoniare la loro solidarietà: molti erano in divisa, la divisa della polizia penitenziaria, il corpo cui appartiene Pino Marras. Colleghi e amici stretti attorno a Pino e ai suoi due bambini. Perché il loro è un dolore immenso, refrattario alle parole, a tutte le parole, anche a quelle di conforto. Che, infatti, padre Pierantonio, che ha celebrato la messa in suffragio di Paola, ha evitato. Gli eventi come quello dell'altro giorno rivelano l'inadeguatezza delle parole, dei pensieri, delle riflessioni: che suonano logori, insufficienti. Padre Pierantonio: «Non è il momento giusto per fare tanti discorsi. Non c'è nulla da dire davanti a una tragedia come questa, davanti alla morte di una giovane mamma sottratta all'affetto dei figli e del marito. Una mamma che avrebbe aiutato a crescere i suoi bambini, li avrebbe indirizzati, li avrebbe aiutati ad affrontare le difficoltà della vita; Paola, che sarebbe riamasta al fianco di Pino, sua compagna per tutta la vita, nella gioia e nel dolore, nelle speranze e nelle delusioni». Perché? Che senso potrà mai avere una morte cosi crudele? «Ogni domanda è destinata a rimanere senza risposta - ha proseguito il padre canossiano -. Tante domande, tante preoccupazioni: cosa sarà ora dei bambini?».
La morte è sempre un impoverimento, un vuoto che si apre in chi sopravvive, ma il modo in cui è ha perso la vita Paola Urru toglie il fiato: «Ci sgomenta - ha infatti sottolineato nella sua orazione funebre padre Pierantonio - quello che è stato lo strumento della morte di Paola. La croce per noi cattolici è il simbolo del sacrificio di Gesù... La vita umana è fragile, bisogna conservarla con cura. Dinanzi a questa tragedia bisogna tuttavia conservare la speranza: lasciamo che Gesù ci aiuti, ci aiuti soprattutto a dare conforto, solidarietà e sostegno alla famiglia di Paola».
Alla messa in suffragio era presente tutto il carcere di Voghera: gli agenti, gli operatori, i loro familiari. Visibilmente turbato il direttore dell'istituto di massima sicurezza, Stefania Mussio: «Qui in chiesa c'è tutto il carcere, non manca nessuno». Alla triste cerimonia era presente anche il vice sindaco di Voghera Graziano Percivalle.
Ieri è stato il giorno del lutto e del dolore. Ma da oggi toccherà alla magistratura, che ha aperto un'inchiesta, fare luce sulla morte di Paola Urru: bisognerà capire se la croce in ferro era troppo instabile e perciò pericolosa. L'inchiesta riparte dunque dalla chiesa: il magistrato ha chiesto ai carabinieri della compagnia di Mogoro di acquisire i progetti di un recente restauro. Inoltre saranno esaminati i verbali dei vigili del fuoco dove si farebbero rilevare i primi dubbi sulla stabilità di quel masso di trachite che reggeva la croce del timpano. Quanto al vento, potrebbe essere diventata la variabile impazzita che ha fatto staccare la croce. (p.a.v.)