Stato laico, Zapatero insegna
Lo Stato 'laico": un diritto, una garanzia. Proprio cosi. E lo è oggi ancor di più in presenza della multietnia che nelle nostre strade possiamo rilevare e di cui dobbiamo prendere atto. Del resto il processo di europeizzazione non avrebbe senso alcuno se non avesse a suo fondamento la cultura del rispetto per l'altro. E sia esso di colore o di religione o di censo.
Su questa strada mi sembra che il governo Zapatero stia dando un ottimo esempio. E' certo che, specie con gli ultimi deliberati di legge, l'esecutivo spagnolo sta scuotendo coscienze e consuetudini che, in fatto di rapporti di coppia e di educazione scolastica, segnano una svolta epocale, non senza «strappi». Checchè se ne voglia pensare, quel riconoscimento a tutti gli effetti di legge sulla famiglia, tradizionalmente intesa, imprime una svolta nella considerazione generale che si aveva della funzione della istituzione-famiglia.
Ma questa, se non nella sua pur sostanziale finalità della procreazione della specie, è fatta salva quanto al suo obiettivo di solidarietà («solarium», dice la definizione etica latina) tra i componenti la coppia (anche qui vale il senso di due unità). Questo «scardinamento», ma sarebbe meglio considerarlo come approfondito discernimento gnoseologico, dell'idea famiglia, non poteva che scontrarsi con una omologazione ad una concezione integralista. E l'integralismo, come gli avvenimenti di questi ultimi giorni ce lo dimostrano, sono forme e stili di vita rigidi e ritenuti intoccabili; pena...!
Ora, solo una concezione movimentista e dinamica di una politica di sinistra (senza per questo essere estremizzante) poteva andare a mettervi «naso». Volendo, cosi, capire più da vicino e dall'interno della vita dei propri cittadini le nuove esigenze e le tendenze che si vanno affacciando. Né per seguire pedissequamente mode e tendenze, né per un distinguo politico precedente tout-court.
Se, del resto, come viene a più riprese sottolineato, lo Stato è rappresentato da soggetti ed amministratori che devono poter interpretare il prossimo come se stessi, non vedo perché ci si debba strappare le vesti dinanzi ai conseguenti atti legislativi che cercano di dare alcune «risposte». Ma «amministrare il prossimo tuo come te stesso» non è il «modo laico» di «governare» realisticamente le diverse categorie sociali?
Né in direzione diversa va anche l'abolizione, nelle scuole spagnole, dell'ora di religione. Anche in questo ambito pare scontata la prevedibilissima reazione della Chiesa cattolica, la quale verosimilmente vede scricchiolare il suo secolare «monopolio» educativo in un sistema scolastico istituzionale. Ma il credo nel trascendentale non è un fatto puramente soggettivo, di una scelta altrettanto autonoma e una conquista culturale individuale? Bene, il governo Zapatero non ha fatto altro che affermare la libertà e la volontarietà di scelta anche nell'insegnamento della religione.
Il che, evidentemente per eliminare preventivamente una discriminazione nei confronti di altri sistemi religiosi, non può incidere nella formazione culturale complessiva dell'individuo, il cui apporto di conoscenze va visto in funzione di risoluzione dei problemi dell'umanità.
In conclusione, va riconosciuto il merito storico a quello Stato spagnolo che va affermando il diritto della laicità del governo di un popolo. Merito ancor più «meritevole» se si pensa che una «lezione del genere» parte da una terra in cui era consolidato un rapporto di subalternità (e talvolta anche di complicità) nei confronti della istituzione ecclesiastica cattolica. Esempi di democrazia e di civiltà che andrebbero esportati in alcuni Paesi dell'Occidente europeo in cui vale solo la libertà di mercato, che altro non si rivela che liberismo economico, vantaggio pressoché esclusivo delle classi e poteri «forti».
Alberto VolpePavia