Prodi scende in campo contro il governatore

MILANO. «Le cose sono andate cosi avanti che o il governatore dà spiegazioni esaurienti all'opinione pubblica o si trova in una situazione estremamente difficile». Romano Prodi, intervistato dal Tg3 sul problema delle dimissioni di Antonio Fazio, esce allo scoperto e assesta un duro colpo alla poltrona del governatore di Bankitalia. Si, risponde poi Prodi alla domanda se sia preoccupato per la perdita di credibilità del sistema finanziario italiano dopo lo scandalo delle intercettazioni.
«I media finanziari stranieri e anche gli operatori stranieri - si rammarica Prodi - ci dicono che non abbiamo imparato nulla dalla crisi Parmalat e dalla crisi Cirio e non abbiamo messo in atto quelle riforme del mercato finanziario che erano assolutamente indispensabili». E' stata persa, accusa, l'occasione del decreto legge sul risparmio: «Se avessimo riformato la legge sul risparmio, tenendo conto che esiste l'euro, del fatto che sono cambiati tutti i nostri rapporti internazionali, del fatto che si esige più trasparenza, certamente non ci troveremmo in questa situazione cosi difficile». A tutto questo si aggiunge la questione morale delle authority. «E' importante capire - sottolinea Prodi - che, quando siamo in un sistema bipolare, in cui l'esecutivo ha una grande forza, abbiamo bisogno di queste autorità indipendenti che vanno dalla Banca d'Italia all'Antitrust, autorità che sorvegliano l'applicazione della legge nel campo economico e della concorrenza e invece abbiamo una estrema debolezza di queste regole e soprattutto molte volte i membri di queste autorità sono troppo legate a un'appartenenza politica».
Intanto Antonveneta, per il cui controllo è scoppiato lo scandalo, scivola verso gli olandesi di Abn, i cui avvocati civilisti sono andati dai pm milanesi. Si sono dati appuntamento con i sostituti procuratori Eugenio Fusco e Giulia Perrotti i legali dell'istituto olandese che punta al controllo della banca padovana. Insieme a loro, anche un consulente dei magistrati. Obiettivo: trovare la soluzione migliore per un possibile compromesso tra le parti e discutere di dove e come depositare i soldi per un'eventuale cessione di titoli dalla Bpi ad Abn.
Intanto, sul fronte giudiziario, l'inchiesta si allarga alle banche. In particolare, sono finite sotto la lente dei magistrati le «minorities», cioè le cessioni di alcune quote di società controllate da Lodi, realizzate per raccogliere il denaro utile a scalare Antonveneta. Ora c'è il sospetto che siano state cessioni fittizie. A fine giugno Bpi aveva reso pubblico l'incasso di un miliardo circa per la vendita di quote. Quattro contratti sono stati firmati con Deutsche Bank, uno con la Dresdner e uno con eArchimede, la controllata di Gnutti. Poi uno dei contratti della Deutsche è stato girato alla Bnp ParisBas.
Ma a garantire a Lodi linee di credito per 7,2 miliardi c'era un consorzio di banche che comprende Royal Bank of Scotland, West Lb, Lloyd, oltre a Deutsche, Dresdner e Bnp Paribas. L'altra sera sono stati interrogati fino a tardi due funzionari di Bankitalia e due dirigenti della Popolare italiana, nell'ambito di questo filone d'inchiesta. Sono tutti stati convocati come persone informate dei fatti.
Ieri Gianpiero Fiorani e il suo braccio destro Gianfranco Boni non si sono presentati dal Gip Clementina Forleo che li attendeva per gli interrogatori. Lo stesso avevano fatto giovedi Emilio Gnutti e Stefano Ricucci, pure sospesi dai loro incarichi per sessanta giorni dal Gip Forleo.
Quanto ai titoli Rcs e Unipol-Bnl, anche se i magistrati smentiscono l'apertura di un fascicolo, non negano però di aver trasmesso alla Procura di Roma gli atti su Bnl. Per la scalata a Rcs, c'è a Milano un fascicolo per ora senza indagati né ipotesi di reato. Manca l'esposto che fa scattare le indagini sulla base di una denuncia da parte di privati o della Consob.