Auto sequestrate a genitori con figli spericolati
ROMA.Scatta il «fermo amministativo» per le auto - specie quelle di grossa cilindrata - che papà e mamma lasciano incustodite alla portata di figli spericolati che non si fanno scrupoli a guidare i bolidi di famiglia, per i quali non hanno nemmeno la patente in regola. Il dissequestro del veicolo, inoltre, non può essere richiesto dai genitori che ne reclamano, in buona fede, la 'liberazione" sostenendo di aver vietato alla prole irrequieta di farne uso. Le parole in questi casi, dice la Cassazione, non bastano: padre e madre devono dimostrare di aver fatto di tutto, «in concreto», per scongiurare che l'auto finisse in mano ai ragazzi 'pirata". Sulla scia di questi principi la Suprema Corte - con la sentenza 16155 - ha confermato il blocco della Porsche della signora Daniela C. che, invano, ne ha reclamato il dissequestro innanzi al giudice di pace di Biella. Il fermo del fuoristrada, di sua proprietà, era stato inflitto come «sanzione accessoria» irrogata al figlio Andrea D., beccato dalla polizia mentre guidava il quattroruote di mamma «con patente scaduta di validità». Lo stesso giorno in cui Andrea venne fermato, la madre dichiarò agli agenti «di non averlo autorizzato ad usare la Porsche» e, per dimostrare severità, denunciò il figlio «per appropriazione indebita». La sua tardiva severità, però, non è servita a convincere il Prefetto di Biella a restituirle la macchina. Dopo aver senza successo fatto ricorso al giudice di pace contro il diniego prefettizio, la signora Daniela si è rivolta a Piazza Cavour. Ma gli 'ermellini" hanno confermato che aver denunciato il figlio non dimostra assolutamente che la macchina era stata presa «contro la volontà della mamma», anche perchè - dice la Cassazione - non sono «punibili», in base all'articolo 649 del codice di procedura civile, i reati lievi commessi in danno dei genitori. Quel che la signora Daniela avrebbe dovuto provare era, sottolinea la Cassazione, di aver «esplicato una attività esterna e concreta, la quale valga non solo a specificare il divieto a che il veicolo sia usato da altri, ma anche a impedirne la circolazione abusiva». Insomma la macchina doveva essere bloccata, magari con un bel bloster, e con tanto di cartello che metteva in guardia Andrea dal mettersi al volante. Questo perchè - rileva la Suprema Corte - il Codice della strada prescrive (al fine esentare da ricadute negative, come il fermo del veicolo) che «la volontà contraria del proprietario alla circolazione del veicolo, a bordo del quale fu commessa l'infrazione, deve estrinsecarsi in una condotta concreta e idonea, specificamente volta a vietare e precludre la circolazione del mezzo mediante l'adozione di cautele specifiche e utili, in relazione alla situazione data».