Telefoni controllati, interviene Ciampi Il Csm fisserà criteri e limiti più rigorosi
ROMA. Irrita il Colle e raggiunge il Csm il polverone di polemiche sollevato dalle intercettazioni telefoniche disposte dalla magistatura milanese nell'inchiesta sulla scalata ad Antonveneta.
Dopo le accuse del presidente del Senato Marcello Pera, l'invio degli ispettori del Guardasigilli Roberto Castelli e la risposta del procuratore di Milano Manlio Minale, la questione sbarcherà a Palazzo dei Marescialli. Il Consiglio se ne occuperà «su espresso invito del Quirinale», ha annunciato ieri sera il vicepresidente dell'organo di autogoverno dei giudici, Virginio Rognoni, riferendo dei contatti intercorsi con il Capo dello Stato dopo la tempesta giudiziaria che ha coinvolto il vertice di Bankitalia.
Rognoni ha spiegato che il Csm sarà investito «del problema dei criteri di ammissibilità delle intercettazioni e dei limiti alla divulgazione del loro contenuto». «In questa delicata materia - si legge nella nota diffusa ieri - è naturale che occorra rinnovare sempre ogni sforzo per cercare il più corretto bilanciamento tra le esigenze delle indagini, il diritto di difesa delle persone coinvolte, il diritto alla riservatezza di terzi e le indiscusse prerogative parlamentari». Tuttavia, sottolinea Rognoni, «non mi pare giusto che tutte le volte che sulla stampa finiscono dichiarazioni o stralci di conversazioni oggetto di intercettazioni, si rovesci subito sulla magistratura l'indice accusatore. Il quadro normativo deve essere chiaro e trasparente la sua gestione».
Se insomma «è giusta la richiesta di ogni chiarezza», puntualizza Rognoni, altrettanto giusto «è stare ai fatti senza pregiudizi di sorta». Ed è proprio sotto questo profilo, secondo il vicepresidente del Csm, che «va letta la tempestiva e netta smentita del procuratore di Milano» di fronte alle accuse, provenienti dal presidente del Senato, di aver violato le regole che vietano l'intercettazione di utenze parlamentari.
Le polemiche sull'uso e l'abuso delle intercettazioni telefoniche o ambientali intanto continuano, quasi a volere spostare l'attenzione dai colloqui dello scandalo, quelli pubblicati nei giorni scorsi dagli organi di stampa, fra il presidente di Bankitalia Antonio Fazio e l'amministratore delegato della Bpi, Gianpiero Fiorani. Il comportamento delle procure, e in particolare di quella milanese, sarà al centro della relazione che il ministro della giustizia Castelli porta stamani al consiglio dei ministri. Quanto al Parlamento, la richiesta che vengano adottate norme più rigide è quasi unanime. In aula giacciono già nove proposte di legge che vanno in questo senso e che presto potrebbero venire discusse. Per il diessino Cesare Salvi «le intercettazioni sono uno strumento invasivo che perciò va usato con moderazione». D'accordo a discutere criteri più severi per difendere i cittadini dal Grande Fratello anche il verde Paolo Cento che però rifuta «il garantismo a senso unico».
«Difendere una casta di potenti - dichiara - non ci interessa». Nella Cdl, invece, se Forza Italia chiede l'insediamento di una commissione d'inchiesta, la Lega annuncia la propria contrarietà a porre nuove limitazioni. «Il nodo non è fare intercettazioni, ma evitare che finiscano sui giornali», taglia corto il deputato leghista Eduard Ballaman aggiungendo che alcune delle prerogative parlamentari in vigore sono da cancellare.