Addio ai vecchi saldi d'estate: «Cosi come sono non servono a nulla»
VOGHERA. «Il tempo dei saldi uguali per tutti è finito: basta leggere i dati per accorgersi di come diano più danni che benefici alle aziende». Ad un mese dall'inizio delle promozioni, il presidente Ascom Umberto Baggini legge i dati e sospira: «I saldi hanno fatto tirare le vendite per una settimana appena. E non sono nemmeno bastati a ripianare le perdite di giugno».
Un mese fa sono iniziati i saldi, tra un mese finiranno: com'è andata? E come andrà in futuro? Il presidente Ascom Baggini non è ottimista.
«E' andata male e per il futuro speriamo che tutti cambi». Si spieghi meglio, presidente. «Partiamo dai dati dell'ultima assemblea della federazione moda di Milano. A giugno, in Lombardia, c'è stato un calo di vendite del 30 per cento nel settore moda e calzature, che è quello più interessato dai saldi. La gente aspettava i saldi anticipati e ha rinviato gli acquisti. Poi, dal primo luglio, i saldi sono partiti a razzo con incremento del 20 per cento. Una performance limitata alla prima settimana, però. Facendo un bilancio tra il calo di giugno e l'incremento della prima settimana di luglio, il bilancio finale è un dato negativo tra il 10 e il 15 per cento».
D'accordo, ma c'è ancora un mese di saldi...
«Si, ma è il mese di agosto - ribatte Baggini -. Ad agosto i negozi chiudono per ferie e la gente va in vacanza. Se fossimo in una località di villeggiatura si potrebbe far conto su un mese in più... ma stiamo parlando di Voghera. Oltretutto, chi doveva comprare qualcosa l'ha già comprata. I saldi sono finiti: per questa stagione e per gli anni a venire».
In che senso?
«Nel senso che ad agosto non ci sarà il minimo movimento, e che per i prossimi anni i dati dovrebbero far capire che è tempo di cambiare».
Cambiare come?
«Presto o tardi i saldi stagionali dovranno essere liberalizzati: Ognuno li fa quando vuole e si evita l'effetto calo del mese precedente all'inizio delle promozioni. E ogni commerfiante decide se i suoi prodotti valgono il prezzo che si chiede al cliente di pagare».
Ma non c'è il rischio che qualcuno piazzi una vendita promozionale nel bel mezzo delle feste di Natale facendo saltare le regole?
«E' un rischio, certo. Ma un rischio limitato ai primi momenti. L'esperienza insegna che le scorrettezze non pagano: i clienti si accorgono di quello che comprano. E si accorgono ancor prima se le promozioni sono soltanto un modo per vendere roba di scarsa qualità».
Saldi a parte: qual è lo stato di salute del commercio vogherese?
«Il bilancio tra aperture e chiusure: è lievemente positivo, ma non è un dato del tutto positivo. Si perdono posti di lavoro nella produzione, quindi chi si trova disoccupato pensa di aprire un negozio.
Il problema è la professionalità: sarà un caso se a Voghera troppi negozi aprono a chiudono nel giro di un paio di anni?». (s. ro.)