I Comuni? Quasi tutti in attivo
ROMA.I conti tornano. Le casse dei Comuni sono in netto miglioramento. Da quelli della Lombardia, i più virtuosi d'Italia, a quelli del Lazio e del Veneto (secondi e terzi) fino al bilancio dei centri lucani (i peggiori). I municipi, suddivisi per regione, mostrano tutti un saldo tra entrate e spese sempre attivo.
Insomma, se esistesse una pagella sulla capacità di risparmio, quella dei Comuni presenterebbe voti senz'altro positivi. Come sono positivi i dati presentati nella rapporto stilato dalla CGIA di Mestre sui consuntivi del 2003. L'assestamento dei conti procede sulla strada giusta. Le amministrazioni comunali incassano più di quanto spendono, presentano un bilancio sempre più vicino al pareggio e, come ha affermato la Corte dei Conti ieri, rispettano l'obiettivo del saldo programmatico fissato dal patto di stabilità interno.
Certo il quadro non è del tutto idilliaco. Nonostante la tendenza mostri un incoraggiante segno «più», la differenza tra entrate (incassi tributari come l'Ici, l'addizionale Irpef, Tarsu o Tia, etc.) e spese correnti (a esempio: stipendi, costi di gestione, etc.) è minima e ancora negativa. Infatti, se il flusso di denaro in uscita dalle casse comunali, in termini percentuali, dal 2000 al 2003 è cresciuto del 17,9 per cento, contro l'incremento del 18,8 delle entrate, gli stessi valori tradotti in moneta mutano leggermente lo scenario: nel 2003 le spese ammontano a 83.655 milioni di euro, contro un utile di poco inferiore, 83.008 milioni. L'elaborazione della Cgia è dettagliata, soprattutto sul fronte delle uscite. La principale voce di spesa è rappresentata dalla «Gestione e controllo delle amministrazioni». Questa comprende gli stipendi, i costi di gestione delle sedi e degli impianti comunali, come gli affitti, il riscaldamento, la luce, l'acqua, il telefono. Esborso totale: 24.881 milioni di euro. Segue, nella «speciale classifica», la voce «Territorio e ambiente», 15.224 milioni di euro, e «Viabilità e trasporti», con 11.674 milioni di euro. Relativamente meno incisive per il bilancio dei comuni le altre voci, quali il «Settore sociale» (7.671 milioni i euro), l'«Istruzione pubblica» (6.623 milioni, il rimborso prestiti per mutui che i Comuni accendono per la realizzazione di opere, infrastrutture o per l'acquisto di immobili (6.281 milioni), lo «Sviluppo economico e ai servizi produttivi» (2.761 milioni) la «cultura» (2.667 milioni) e la «Polizia locale» (2.621 milioni).
Analizzando regione per regione, alla testa dei comuni «risparmiatori» c'è la Lombardia, che segna un saldo di 592 milioni di euro. Segue il Lazio (391) e il Veneto (320). All'ultimo posto, con 32, la Basilicata. «Pur riconoscendo che i bilanci spesso si pareggiano incidendo sulle entrate comunali», ha commentato il Segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, «bisogna riconoscere che i primi cittadini, soprattutto dei medi e piccoli Comuni, hanno fatto in questi ultimi anni un'azione di risanamento molto importante. Se consideriamo che tutto ciò è avvenuto in una fase dove i trasferimenti dal centro alla periferia si riducono sempre più, i risultati ottenuti sono ancor più significativi».
Daniele Sergi