Sulle intercettazioni telefoniche a Pera non bastano le smentite

MILANO.Illazioni, solo illazioni destituite di ogni fondamento». Il procuratore di Milano, Manlio Minale, liquida cosi la fuga di notizie su presunte intercettazioni dai telefoni di parlamentari nell'ambito dell'inchiesta su Antonveneta. La smentita, affidata a una nota, non basta però al presidente del Senato, Marcello Pera. Quasi un tira-e-molla quello tra la seconda carica istituzionale della Repubblica e il palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo. E il giallo delle intercettazioni 'abusive" sui senatori diventa intrigo: nell'affaire bancario, nonostante le smentite, irrompe la politica.
E' quasi terminata l'ennesima giornata convulsa in tribunale, il procuratore Minale ha da poco smentito le intercettazioni ed ecco che arriva la nota dall'ufficio di presidenza del Senato. Il vertice di Palazzo Madama non è tranquillo: vuole le presunte intercettazioni. Era stato lo stesso Marcello Pera, piccato per le notizie lette sui giornali, a chiedere ai Pm che indagano su Antonveneta e Unipol una smentita immediata e anche l'assicurazione che «nessun telefono del Senato o di singoli senatori sia mai stato posto sotto controllo». Ma l'immediata risposta del coordinatore del pool, il pm Francesco Greco, già non l'aveva soddisfatto. Greco aveva assicurato: «Tutte le utenze sotto controllo sono di persone fisiche che potevano essere intercettate».
Nulla da fare, il presidente del Senato chiede ulteriori spiegazioni. Il capo della Procura obbedisce: secca smentita di quanto riferito dagli organi di stampa. «Le notizie su presunte intercettazioni di utenze di parlamentari, attività di indagine vietata dalla legge in assenza di autorizzazione, sono illazioni destituite di ogni fondamento». Gli stralci di conversazioni tra Fazio e Fiorani, spiega sempre Minale, «risultano riprese dalla motivazione del provvedimento di sequestro preventivo adottato da questo ufficio e portato a conoscenza delle parti mediante notifica a far data dal 25 luglio». Poi entra anche nel merito della cosiddetta talpa di palazzo. «Per quanto concerne le notizie su contatti telefonici fra un magistrato e terzi, trattandosi di violazione del segreto investigativo, è stato aperto un relativo procedimento». Ma Pera non è tranquillo. (o.p.)