E' pace fatta tra Fini e i «colonnelli» puniti
ROMA. Gianfranco Fini è uscito vincente e soddisfatto dal voto e dal dibattito della sua direzione, con l'approvazione di un documento scritto, paradosso, dai suoi oppositori, ma condiviso da lui e dall'unanimità dei presenti, salvo tre astenuti. An non si sottrae ai travagli del centrodestra sulla legge elettorale e sul partito unico.
Ma l'unità è ritrovata sulla decisione, condivisa da Berlusconi dice Fini, di andare alle elezioni del 2006 ciascuno con il proprio simbolo di partito. Il nodo della legge elettorale va comunque sciolto entro il 15 settembre. Se non si può riformare quella in vigore, la si può 'migliorare". An starà dentro il processo costituente, che ha inizio oggi, per un soggetto unico del centrodestra, senza mai rinunciare, precisa Fini, «alla democrazia dell'alternanza e alla logica bipolare». Fini lascia intendere che bisogna evitare ogni insidia e tentativo di ricacciare An nel ghetto dell'impotenza politica. In questo ambito, si concede un margine di elasticità tattica. Se la condizione dell'Udc per il partito unitario è la proporzionale, si dice pronto a discutere. Il riferimento di An è la legge regionale, il 'tatarellum", con proporzionale, premio di maggioranza e preferenze. Alleanze politiche da dichiarare 'prima" delle elezioni e non 'dopo".
Fini non sembra chiudere tutte le porte all'ipotesi di una nuova premiership. Lo fa con molta cautela e tenendola 'distinta" da quella del partito unico. Mentre Berlusconi stava ripetendo di essere pronto per il 2006, Fini ricordava anche la sua affermazione «di essere pronto a fare un passo indietro».
Il documento di An contiene la frase che le grandi questioni devono essere decise in direzione. Sembra chiaro il riferimento alla sua decisione personale di votare il referendum sulla procreazione assistita. Tra i presentatori del documento, il solo Gianni Alemanno dava qualche segno di riserva, scuotendo il capo. La relazione gli è parsa accettabile sulle scelte contingenti, ma carente sui valori e le scelte strategiche.
E' toccato a Ignazio La Russa illustrare l'ordine del giorno, firmato da due altri imprudenti convitati della caffetteria romana, Matteoli e Gasparri, oltre che da Alemanno. Fini lo ha accettato alla condizione che non avesse una impronta correntizia, ma di fatto lo ha assorbito, evitando l'insidia che parecchi dei 55 firmatari (su 108 della direzione) ne facessero una bandiera di parte. La Russa lo ha assicurato che il documento voleva significare un superamento delle correnti e ha definito la sua relazione «puntuale e condivisibile». Una sola riserva: Fini deve meglio precisare 'la dote" dei valori che An deve recare nel processo per il partito unitario del centrodestra. Critiche sono state espresse per il repulisti di Fini tra i responsabili delle regioni. Ma il presidente può decidere per statuto. Se ne riparlerà a settembre.