Gli operai con le lacrime agli occhi

MORTARA. Qualche lacrima amara, molto amara: la commozione in questi ultimi giorni di attività è di casa alla Marzotto. Ieri l'assemblea dei dipendenti ha approvato all'unanimità l'accordo di martedi. Ma l'amarezza è tanta: «Non trovo parole per commentare - spiega Paolo Freguglia della Rsu - si, è un buon accordo, ma non c'è cifra che possa sostituire il lavoro in questa azienda».
E ancora Renzo Scinaldi, della Rsu: «E' vero, l'accordo è positivo, ma l'aspetto umano è molto pesante: 135 persone hanno perso il posto di lavoro. Rimane sempre il vuoto, e di questo non possiamo ritenerci soddisfatti, visto che c'è un grande attaccamento alla fabbrica, anche se ci hanno messo i lucchetti». Scinaldi polemizza con l'atteggiamento della Regione, intervenuta marginalmente nella trattativa: «Pensavamo fosse più semplice andare a Milano che a Roma, invece no: martedi a Roma il Pirellone, dal punto di vista politico, è mancato. E la chiusura dello stabilimento è una sconfitta per tutti». Il timore per il futuro, per quando finirà la cassa integrazione, che potrebbe essere ulteriormente prorogata, e poi la mobilità, è palpabile: «La Marzotto e l'Unione Industriali devono dare opportunità perchè la vicenda del nostro stabilimento diventi un'occasione di rilancio occupazionale», conclude Scinaldi. Dai sindacati, che ieri hanno presentato i contenuti dell'accordo insieme ai lavoratori e al sindaco Spadini, l'accordo è considerato un passo avanti rispetto alle posizioni di chiusura dell'azienda: «Abbiamo voluto rimarcare nel documento politico che siamo e restiamo contrari alla chiusura - ha rimarcato Claudio Cerri della Filtea Cgil - la tenacia e la forza di volontà dei lavoratori hanno consentito di ottenere questo risultato: un percorso di impegno, quello della reindustrializzazione, una nuova strada da verificare e da mettere in campo». «L' accordo ci ha consentito di rendere meno traumatica la procedura avviata dall'azienda il 13 maggio, che escludeva qualsiasi soluzione alternativa -ha spiegato Gianni Ardemagni della Femca Cisl - lavoratori e sindacati, con le istituzioni, le hanno tentate tutte. L'azienda si è incaponita, ma con la sinergia di tutti, e per questo ringrazio in particolare il sindaco Giorgio Spadini, siamo riusciti ad ottenere dei risultati: ne è un esempio l'anno di ammortizzatori sociali, che non deve essere solo un prolungamento della retribuzione ma dedicato alla formazione. Inoltre la Marzotto si è resa disponibile a far utilizzare il sito da altre imprese, e questo è un punto qualificante». Già ieri in assemblea alcuni lavoratori hanno accettato di trasferirsi negli stabilimenti Marzotto in cui si ricollocheranno una decina di dipendenti, mentre i lavoratori per la gestione del depuratore dovrebbero essere 8; tra le novità anche l'incentivo di 1200 euro l'anno su cassa integrazione e mobilità che l'azienda ha accettato di concedere in anticipo sul tfr.
Simona Marchetti