Erminia Barbieri, artista lomellina protagonista di una mostra a Sannazzaro

SANNAZZARO. Una ricerca meticolosa ed attenta, finalizzata a «censire» i quadri di Erminia Barbieri (1890-1981), ha dato risultati sorprendenti: quasi 500 sono ancora oggi le sue opere appese alle pareti delle case di famiglie di Sannazzaro. E' la dimostrazione di un'affezione straordinaria che ha legato per interi decenni l'artista lomellina alla sua gente.
Pino Zanchin, egli stesso artista raffinato ed innamorato di ogni espressione di arte popolare, ha preso a cuore la riscoperta dell'opera pittorica della sua concittadina e, sostenuto da un nobile progetto nato in seno alla Biblioteca Civica, ha avviato il prezioso lavoro di ricerca che ha portato alla «identificazione» in loco di quasi cinquecento opere. Di queste, una selezione di 35 quadri costituirà l'ossatura di una mostra postuma dedicata ad Erminia Barbieri, che sarà predisposta dalla stessa Biblioteca, con la consulenza di Pino Zanchin, il prossimo settembre. L'artista-ricercatore spiega: «Ad oggi non sappiamo quanti dipinti Barbieri abbia lasciato in trent'anni di piena attività. Conoscendo i suoi ritmi di applicazione, si può stimare che il numero totale possa toccare il numero di mille. Di questi, circa 500 sono ancora conservati nelle case delle famiglie di Sannazzaro». Nella rivalutazione dell'opera della maestra Barbieri, il comune di Sannazzaro cominciò a dicembre con il calendario comunale che ritrae tredici quadri. Ora è tempo di una mostra retrospettiva che Zanchin e la Biblioteca stanno preparando con meticolosa cura.
Cosi l'organizzatore: «La lettura della sua opera non può prescindere dalla sua condizione umana. Nella Sannazzaro della seconda metà del ‘900, Barbieri fu donna colta, ma artista isolata. Le circostanze la tennero lontana dai 'sistemi dell'arte", dalle mostre, dai galleristi. Lavorò attorniata dall'affetto di molti, ma in piena solitudine, applicando una grammatica compositiva e l'uso sagace dei colori che il pittore Augusto Bucik, suo maestro indiscusso, le aveva insegnato».
Pino Zanchin continua: «E' artista umorale che ebbe piena coscienza delle sue capacità. Applicò sempre le stesse regole: prima la composizione, poi la stesura acquarellata dei colori, infine la finitura delle tinte. Non sbagliò mai un dipinto in tanti anni di declinazione del suo metodo».
Nella sua casa-studio Barbiari dipinse centinaia di quadri dedicati a fiori e frutta. Ed allora dove sta il valore estetico della sua apparente «ripetitività»? Cosi Zanchin: «Dipinse la frutta ed i fuori che i sannazzaresi le donavano e che poi appendevano, felicemente riprodotti, nelle proprie case. Ora ci si accorge che quei quadri sono furono la sua difesa, la sua solitaria finestra sul mondo, il terminale delle sue ansie di donna e di artista».
Paolo Calvi