Un egiziano fra i kamikaze
SHARM EL SHEIKH.Il governo egiziano ha escluso la pista pakistana per gli attacchi terroristici di Sharm el Sheikh. La polizia avrebbe invece riconosciuto uno dei kamikaze, indicato da alcune fonti come Yussef Badran, di el Arish, un villaggio nel nord del Sinai. L'uomo, sospettato di essere implicato negli attentati di Taba, era stato arrestato e rilasciato nei mesi scorsi. Di lui non si sapeva più nulla. Le indagini, sembrano ora andare nella direzione di stabilire collegamenti fra i due crimini, quello di Taba e quello di Sharm.
I cinque pakistani ricercati ieri, dei quali erano state distribuite foto a tutti i posti di blocco del Mar Rosso, sarebbero secondo le ultime informazioni del ministero dell'Interno solo immigrati clandestini in viaggio verso l'Europa.
Il responsabile dell'inchiesta del ministero, generale Mohamed Shaarawi, ha anche smentito che ci siano state sparatorie l'altro ieri nei villaggi beduini del Sinai.
Le retate compiute nella zona, circa 150 persone sarebbero state fermate, non hanno portato a nessun risultato. L'agenzia ufficiale Mena riferisce che «le forze antiterrorismo stanno compiendo perlustrazioni, anche con aerei, in numerose vallate e regioni montagnose del Sinai e compiono esami del Dna sugli arrestati per confrontarli con i resti dei kamikaze». Si vuole insomma stabilire se ci sono state decisioni di suicidio prese insieme con le famiglie, come spesso è accaduto fra i terroristi palestinesi. La pista seguita è quella di Taba, dove nell'ottobre scorso un attentato all'Hotel Hilton uccise 34 persone. Per quell'attacco due persone sono sotto processo, si dichiarano innocenti e dicono di essere stati costretti a confessare sotto tortura. Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato 2.500 arresti e maltrattamenti.
Cresce, intanto, il numero delle rivendicazioni degli attentati. Ieri è arrivata la quarta, firmata dal Gruppo Tawhid e Jihad in Egitto, che si assume la parternità di «Taba e Sharm» come vogliono «i leader della jihad, lo sheikh Osama bin Laden e lo sheikh Ayman al Zawahri» e per vendicare «i fratelli oppressi in Iraq e Afghanistan».
A.G.