Milano ordina l'arresto di altri sei agenti della Cia
MILANO. Si allunga la lista dei ricercati per il sequestro di Abu Omar, l'ex imam della moschea di via Quaranta, a Milano, rapito da agenti della Cia nel febbraio 2003. Alle 13 ordinanze di custodia emesse il mese scorso dalla magistratura milanese si aggiungono, adesso, altri sei nomi. Si tratta delle sei persone per le quali il Gip Chiara Nobili aveva respinto la richiesta della Procura della Repubblica. Contro la decisione del Gip il procuratore aggiunto Armando Spataro aveva presentato ricorso al Tribunale del riesame. Ora questi giudici hanno dato ragione a Spataro.
Questi giudici hanno dato ragione a Spataro e le ordinanze di custodia sono state emanate a carico di Eliana Castaldo, Victor Castellano, John Thomas Gurley, James Robert Kirkland, Anne Lidia Jenkins e Brenda Liliana Ibanez. Secondo il ricorso della Procura, dalle indagini erano emersi anche a loro carico «gravi indizi di responsabilità». I sei si sarebbero occupati della parte logistica nel rapimento dell'ex imam.
I giudici del Tribunale del riesame, nell'emettere l'ordinanza di custodia, parlano di «condotte non episodiche» da parte degli agenti della Central intelligence agency. Come dire che, con tutta probabilità, questi stessi agenti hanno compiuto azioni simili anche in passato. «Per la professionalità, la determinazione e la disponibilità dimostrata in concreto - scrivono i giudici - deve ritenersi sussistente e attuale anche il pericolo di recidiva, atteso anche il contesto non mutato rispetto ad allora» (in buona sostanza si sostiene che gli indagati potrebbero benissimo rifare lo stesso tipo di reato).
Intanto, a livello politico, su questa vicenda è sceso il silenzio. Abu Omar, egiziano da tempo abitante a Milano e imam della moschea di via Quaranta, era stato rapito mentre camminava per strada nel febbraio 2003 e, secondo l'accusa, gli agenti della Cia che hanno compiuto il sequestro hanno portato «l'ostaggio» (a bordo di un furgone) all'aeroporto militare di Aviano (Pordenone) perché venisse trasportato in Egitto, dove è stato incarcerato. Da allora di Abu Omar, che la Cia considera un islamico radicale, si sono praticamente perse le tracce. Per la stampa americana la Cia, prima di agire in Italia, mise al corrente «un ristretto giro di persone». Non certamente la magistratura e la polizia di Milano, ma - sostiene il Washington Post - certamente uomini dei servizi segreti italiani. Invece il governo italiano, interpellato in proposito, ha negato la circostanza.
(Gigi Furini)