CONVIVERE CON LA PAURA


Nelle metropoli europee no, a Londra ci sono più inviati di guerra che a Bagdad. Al mare verso l'est non è il caso: colpita la Turchia, massacrato l'Egitto, Indonesia e Bali terra «loro». Musei, chiese e stazioni di casa sono target, bersagli e metro e bus e zaini sono un pò ma pur sempre sospetti. Viaggiare, muoversi, stare: si comincia davvero a sentirsi stranieri nel nostro stesso mondo. Non sono parole che poi vanno via, è il sedimento che resta dei piccoli e immediati pensieri che facciamo: a Sharm c'ero stato... Oppure: chi c'era ieri a Sharm che conosco? O anche: il figlio per l'inglese lo mando a Dublino. O ancora: prendo l'auto e non la metro tanto è estate e non c'è traffico. Ci dicono e ci diciamo che non dobbiamo cambiare abitudini, altrimenti vincono «loro». Non è facile. E non è vero che non cambiamo. Oggi l'80 per cento disdice la vacanza nel Mar Rosso, tra una settimana o due ripartiranno. Oggi l'Inter fugge la Gran Bretagna, tra un po' si pentirà. Quel che cambia davvero è più profondo: ci appare ovvio, anzi giusto che si spari per uccidere un sospetto kamikaze, ieri a Londra, domani forse da noi. Cambiano i nostri pensieri perché immobili sono le pietre e le pietre non pensano. Noi, gli umani, cambiamo e possiamo solo decidere come e non se farlo. Possiamo accettare, subire, seguire la spirale. Attentato cui segue pubblica legge più severa e maggiore privata prudenza, cui segue massacro cui segue altra legge e altra prudenza. Si può fare, lo facciamo, ma la lunghezza della spirale è in mano «loro» non nostra. E «loro» la faranno finita solo quando sarà finita la nostra libertà.
Oppure possiamo ricorrere a scongiuri come via dall'Iraq e il terrore sparirà o il dialogo spegnerà ogni bomba. O al più usato tranquillante: tra tanti, perché proprio a me? Sono tutti modi di cambiare restando un po' se stessi: xenofobi o fatalisti, autoritari o pacifisti o qualunque altra cosa si sia o si pensi purchè sperimentata, conosciuta. Invece, costretti a cambiare, dovremmo cambiare davvero. Pensare ad esempio che non è succube e imbelle dare cittadinanza e diritti agli immigrati in regola da anni. E' anzi autodifesa. E pensare contemporaneamente che non è attacco ai diritti umani impedire, vietare, reprimere parole, atti e usanze in contrasto con la cittadinanza europea. Si può dunque cambiare imparando a convivere con la paura, oppure cambiare avendo il coraggio di dire che la nostra libertà è per tutti tranne che per chi la rifiuta. E che per questo siamo non solo diversi, ma migliori di «loro».

Mino Fuccillo