La Cina si sgancia dal dollaro

ROMA. La Cina rivaluta lo yuan (chiamato anche renminbi o Rmb) del 2%, mettendo fine al regime di cambio fisso con il dollaro durato una decina di anni: dopo essere stata per mesi sotto pressione, Pechino ha ceduto alle insistenze dei partner commerciali ed ha annunciato che per un dollaro saranno necessari 8,11 yuan (8,28 fino ad ora la parità) e che la moneta sarà legata ad un paniere di valute. Una decisione politicamente importante, quella di Pechino.
La decisione lascia intravedere infatti la possibilità di ulteriori interventi nel medio periodo: una rivalutazione dell'ordine del 2% avrà a breve effetti limitati, ma l'aver reso più flessibile il cambio appare un importante segnale per il mercato. «Da oggi (ieri per chi legge n.d.r.) - si legge sul sito internet della Banca centrale cinese - il tasso di cambio dello yuan nei confronti del dollaro è stato rivalutato del 2%». La rivalutazione, che lega anche la valuta ad un paniere di monete rendendola cosi più flessibile, «ridurrà gli squilibri commerciali e permetterà di stimolare la domanda», consentendo una maggiore indipendenza della politica monetaria cinese. «Il cambio del Rmb sarà più flessibile sulla base delle condizioni del mercato in riferimento ad un paniere di valute», è specificato ancora nella nota, dove si sottolinea che lo yuan avrà una stretta fascia di oscillazione dello 0,3% rispetto alla chiusura del giorno precedente.
La scelta suggerisce che Pechino ritenga l'economia del paese in grado di sopportare una rivalutazione, seppur molto lontana da quanto chiesto da Washington, che premeva per un 10%. La decisione è stata presa dopo i dati sulla crescita del pil nel primo semestre 2005, quando è stato segnato un progresso del 9,5%. Unione Europea, Usa e Giappone negli ultimi mesi hanno più volte sollecitato la Banca centrale cinese ad intervenire sul tasso di cambio, ritenuto sotto valutato e per questo in grado di dare ai prodotti cinesi vantaggi competitivi artificiali.
«La Cina fa ora un po' meno paura - ha commentato il vice ministro delle Attività produttive Adolfo Urso - perché la decisione avrà un impatto certamente positivo per il nostro made in Italy, che ha scontato più di altri il dumping monetario di yuan artificialmente debole perchè agganciato al dollaro».