Ammazza l'ex fidanzata e tenta il suicidio

TREZZO D'ADDA (Milano). «Miei cari, vi chiedo scusa per quello che farò. So che non capirete. La vita con lei era stupenda, ma da quando ci siamo lasciati nulla ha più senso». In quattro fogli scritti a mano Giuseppe Zabatino, 30 anni, spiega il perché del folle gesto che lo ha visto protagonista ieri a Trezzo d'Adda. Prima di uccidere la sua ex fidanzata e tentare poi di uccidersi, ha descritto il suo piano d'attacco, la sua strategia, le sue ragioni.
Una lettera destinata «a quelli che sopravvivono», alla sua famiglia e anche alla famiglia della ragazza, perché «tutti sappiano». Ieri mattina, alle 8, quando ha varcato la soglia dell'ufficio di Leonora Brambilla, sua storica fidanzata, sapeva precisamente cosa fare. Ha posato la lettera sulla scrivania della ragazza, impiegata dell'Apa, l'associazione di piccole aziende artigiane, e ha colpito Leonora alla gola. Un primo fendente, con un coltello a serramanico di quelli in vendita nei negozi di caccia e pesca. La porta dell'ufficio era aperta, nessuno lo avrebbe fermato. E nessuno doveva poi uscire di li. Doveva finire tutto nello spazio di quel piccolo ufficio al primo piano di una villetta che dà sulla strada principale del paese, Trezzo d'Adda, a nord di Milano. Aveva previsto ogni dettaglio nella lettera dove, come in una lucida visione, aveva quasi raccontato in anticipo la scena. Invece Leonora si è messa a correre. Giuseppe l'ha inseguita e sul viottolo d'ingresso le ha sferrato altre due coltellate alla schiena. Quando la ragazza raggiunge la strada, via Brasca, a quell'ora piena di passanti, Giuseppe la colpisce ancora sul ventre: lei si accascia tra lo stupore di quanti erano fermi, a pochi metri, in attesa dell'autobus di linea. E solo a quel punto Giuseppe si è colpito più volte allo stomaco, con lo stesso coltello. Coltellate di rabbia e disperazione che hanno fatto pensare a un rituale orientale, una specie di harakiri. Ricoverato in gravi condizioni al San Gerardo di Monza, Giuseppe è stato operato. Ora è fuori pericolo, nel reparto di terapia intensiva. Leonora non ce l'ha fatta. Sono stati i passanti a dare l'allarme ai carabinieri, mentre assistevano impotenti alla tragedia.
La storia di Leonora e Giuseppe comincia nel 1998. Giuseppe Zibatino, originario di Niscemi, in Sicilia, raggiunge uno zio che abita a Cinisello Balsamo, in Brianza. Cerca lavoro e lo trova come operaio. Trova anche l'amore quando incontra Leonora, sua coetanea, una brava ragazza che fa l'impiegata e abita con la famiglia a Trezzo d'Adda. Una relazione che va avanti tra alti e bassi per sei anni. Fino a quando Leonora dice basta. La decisione risale all'anno scorso. Giuseppe non è riuscito a mandare giù il boccone. Quando poi si accorge che Leonora flirta con un altro, non regge al colpo. Comincia a pedinarla, la infastidisce con continue telefonate e lettere. Fino a quella scritta con ogni probabilità ieri notte. «Non sono un delinquente - vi si legge - ho sempre lavorato, mi sono sempre comportato bene. Ma ora da solo che faccio!?».