Affondo di Pera al Csm: non è la terza Camera

ROMA. Alla vigilia del voto di fiducia alla Camera sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, il presidente del Senato Marcello Pera ha aperto una polemica contro il parere negativo espresso dal Csm, accusandolo di attacchi incostituzionali e di voler dar vita al 'tricameralismo": una sorta di terza Camera, non prevista dalla Costituzione. Il Csm replica: atto dovuto, Ciampi sapeva.
Condiviso dal presidente della Camera, dal leghista Roberto Calderoli e da esponenti della maggioranza, l'attacco di Marcello Pera è stato contestato dall'opposizione. Gavino Angius, ds, ha obiettato che Pera torna a difendere una legge della Cdl, sulla quale il governo, davanti a 'mille rilievi", è costretto a chiedere la fiducia.
La tesi di Pera è che se il Csm mette all'ordine del giorno il ricorso contro una riforma che lo riguarda, pone il problema se ciò che fa è pienamente previsto dalla Costituzione. A suo parere, non c'è copertura con l'articolo 105. «Ma se anche ciò fosse, e non lo credo, si porrebbe il problema di una palese o virtuale interferenza tra Csm e Parlamento sovrano». Se l'interpretazione è quella del Csm, «la riforma è a rischio».
Pera ha commentato che preoccupato è anche il presidente della Camera, Pierferdinando Casini. E infatti, in polemica con il vice presidente Csm, Virginio Rognoni, ha detto che il suo istituto non è un organismo di consultazione governativa. E ha aggiunto: «Non è lesa maestà da parte dei presidenti delle Camere richiamare l'autonomia del parlamento e della sua funzione legislativa». In serata arriva la replica di Rognoni: per il Csm esprimere una posizione sulla riforma della giustizia è «un dovere». E ricorda che quell'ordine del giorno del Csm ha ricevuto «l'assenso del capo dello Stato».
E' entrato in scena anche il ministro Calderoli, sul rischio di una «terza Camera», sulla tesi che il Csm esautora la volontà popolare e la Corte costituzionale e vantando di aver lanciato per primo un «grido di allarme». Quando chiese a Ciampi di intervenire.
Angius, capogruppo al Senato, si è detto sorpreso per la sortita di Pera, che suscita numerosi interrogativi. E ha portato l'esempio delle norme retroattive sui concorsi, che investono 300 magistrati e alterano i loro esiti. E' ovvio che legiferare spetta al Parlamento, ma il parere del Csm «è del tutto appropriato». Lo stesso Ciampi, presidente del Csm, ha più volte ammesso la piena legittimità dell'organismo a esprimere pareri. Per cui, risulta «assai inopportuna» l'obiezione di Pera sul rischio del 'tricameralismo". La verità è che si tratta di una legge «indigesta a tutti», che il governo può far passare solo a colpi di fiducia.
Marco Follini, leader Udc, come Casini, condivide Pera per il rischio di 'sovrapposizione" tra Csm e confronto parlamentare. Ma il suo collega Michele Vietti, ex sottosegretario alla giustizia, elude il problema dicendo che nel momento di gravi difficoltà economiche, stenta ad appassionarsi al problema. La schiera degli scudieri di Pera è comandata da Renato Schifani che gli dà «pienamente ragione» perché le recenti iniziative del Csm esulano dai suoi compiti.
Renato Venditti