«Ecco come ci si può difendere dal sole»
PAVIA. Il sole non è dotato solo di proprietà benefiche: la luce e i raggi ultravioletti colpiscono la cute e posseggono diversi effetti biologici, molti dei quali possono essere dannosi. I raggi solari rappresentano il principale nemico della nostra pelle: causano un invecchiamento cutaneo precoce, sono diretti responsabili dello sviluppo di lesioni precancerose e di veri e propri tumori. Per questo, prima di esporsi al sole durante l'estate, è bene adottare alcuni accorgimenti. A tale proposito risultano preziosi i consigli di un esperto come il dottor Mario Bellosta, dermatologo. «A partire dalla seconda metà del XX secolo - spiega il dottor Bellosta - l'abbronzatura si è trasformata lentamente nell'espressione di uno status-symbol».
«Alla tintarella - sottolinea il dermatologo pavese - è stato affidato il ruolo di testimonianza visiva del nostro stato di benessere, inducendo moltissime persone più o meno giovani ad esporsi a surrogati artificiali, come le lampade Uvr, per conquistare rapidamente l'agognata abbronzatura». La radiazione ultravioletta, che si colloca a lunghezze d'onda comprese tra 200 e 400 nanometri, non è percepita dall'occhio umano ma ha effetti biologici che si ripercuotono in modo importante sulla cute. In sintesi, gli effetti dei raggi ultravioletti sulla cute si possono distinguere in acuti e cronici. «I raggi Uvb - continua il dottor Bellosta - sono essenzialmente responsabili degli effetti a breve termine quali aumento della sintesi di melanina, eritemi, ustioni e ispessimento dell'epidermide. I raggi Uva sono all'origine di fenomeni biologici a lungo termine quali danni al Dna, al collagene e alle proteine cellulari, attivazione di fattori di trascrizione e fotoinvecchiamento». L'eritema solare è legato all'aumento del volume ematico nei plessi sanguigni superficiale e profondo del derma ed è legato essenzialmente ai raggi ultravioletti di tipo B: inizia alcune ore dopo l'esposizione al sole e raggiunge il suo massimo tra 12 e 24 ore dopo. Il rossore si attenua nel giro di qualche giorno - a seconda del tipo di cute e di risposta - e porta o all'abbronzatura ritardata (legata a neoproduzione di melanina) o alla desquamazione della cute. Un eritema persistente viene considerato un «marker» della predisposizione costituzionale ad andare incontro a tumori cutanei fotoindotti. «Il colore della pelle è un fatto fondamentale nell'insorgenza dell'eritema, della sua durata e della sua precocità. Soggetti con pelle chiara, vanno incontro ad eritema per una esposizione agli Uvb da tre a cinque volte inferiore rispetto a soggetti con cute molto scura. L'eritema, infine, si sviluppa più facilmente in alcune zone della pelle rispetto ad altre ed è indotto più facilmente nei bambini e negli anziani». Un'esposizione eccessiva al sole, soprattutto a causa della sua intensità (massima dalle ore 11 alle ore 14, in radiazione diretta o riflessa sulla neve, sabbia o acqua) e del tempo di esposizione, può anche essere causa del «colpo di sole». «Si può presentare - sottolinea il dottor Bellosta - come eritema semplice o, nei casi più gravi, con la comparsa di vescicole o bolle seguite da desquamazione. Nella forma più grave le bolle possono accompagnarsi a necrosi, che causa cicatrici e reazioni sistemiche come cefalea, nausea, febbre, ipotensione, alterazioni psichiche». I danni cronici indotti dalle radiazioni ultraviolette, invece, sono essenzialmente rappresentati dal «photoaging»: si tratta, in pratica, di un invecchiamento scatenato dal sole. «Il sole rappresenta il maggiore fattore in grado di promuovere e causare un invecchiamento precoce della cute. La pelle si modifica nelle aree abitualmente fotoesposte rispetto alle regioni generalmente coperte. L'esposizione cronica delle radiazioni solari è la causa della maggior parte degli aspetti tipici della cute senile». Tutte le lesioni da sole, acute o croniche, sono in rapporto diretto con altri fattori che possono potenziare o ridurre l'azione dei raggi solari. Tra questi un ruolo fondamentale è rappresentato dalla ventilazione, che, riducendo l'effetto protettivo e schermante della secrezione sebacea del sudore, determina un certo grado di secchezza della cute che facilita l'azione delle radiazioni. «La cute, comunque - continua il dottor Bellosta -, possiede efficaci meccanismi di difesa: reagisce al sole con un aumento di spessore dello strato corneo e con la fotoprotezione melanica: l'energia assorbita viene dispersa sotto forma di calore e utilizzata quindi nell'ossidazione della melanina. L'esposizione al sole favorisce la disidratazione cutanea e, a lungo andare, l'invecchiamnento, attraverso la formazione di radicali liberi e alterazioni del Dna cellulare». Va ricordata, inoltre, l'orticaria solare: reazione che insorge a volte dopo l'esposizione al sole e dura da qualche minuto fino a qualche ora. Nelle forme più gravi può essere accompagnata da una sintomatologia generale. «Un luogo comune molto frequente è che il danno solare sia legato essenzialmente all'eritema e alla scottatura. Questo è falso perchè certe pelli, senza protezione adeguata, vanno incontro al danno attinico anche in assenza di eritemi eclatanti». Un altro luogo comune è che l'uso regolare di creme idratanti, o di prodotti 'restitutivi" non ben specificati, applicati dopo l'esposizione solare, siano in grado di 'cancellare" i danni solari e prevenire la formazione di rughe. Tali cosmetici possono essere in grado di migliorare l'apparenza della cute, e di lenire il fastidio causato dall'abrustolimento: grazie al loro uso, la pelle sarà più morbida, più liscia e meno arrossata, ma nulla cancellerà il danno. «L'unica reale soluzione - conclude il dottor Bellosta - è data dalla prevenzione che consiste nel limitare l'esposizione al sole, ricorrendo inoltre ad un coretto uso dei filtri anti-solari (SPF), seguito da un controllo clinico annuale. Pertanto solo una protezione adeguata può prevenire il danno fotoindotto». (s.re.)