Il centrosinistra si spacca


ROMA. Ricapitolando. Nel centrosinistra sono tutti d'accordo sul no al rifinanziamento della missione Antica Babilonia, ovvero la presenza dei nostri militari in Iraq. Martedi se ne discute alla Camera. Rutelli ha chiesto a Romano Prodi di scrivere il documento comune che faccia da cappello al voto negativo. Prodi lo ha fatto, ma Verdi, Rifondazione e Comunisti lo considerano «irricevibile».
Ciò, perché non contiene la richiesta di «ritiro immediato». Alle viste c'è la concreta possibilità che l'ala sinistra dell'opposizione presenti una propria mozione (già annunciata dai Verdi) con la richiesta del «tutti a casa» immediato. Spiegazione di ciò che sta accadendo, ovvero delle novità, nelle parole di Arturo Parisi, leader degli ulivisti nella Margherita. «Dal punto di vista procedurale - dice Parisi - Bertinotti ha delle ragioni, naturalmente all'indomani delle primarie la situazione sarà differente».
Già, le primarie. «Ora è chiaro che non sono finte», dice Romano Prodi. E visto che la strada dell'Unione è in salita si allena su una salita fisica affrontando in bicicletta l'Appennino Tosco-Emiliano fra Vernio e Castiglion dei Pepoli. Parisi analizzando la situazione scende nei dettagli: Rifondazione - spiega - pur avendo aderito all'Unione non ha ancora attraversato il fiume delle primarie. Soltanto dopo sarà chiamato al rispetto dei principi che regoleranno l'Unione per statuto. «Sono a un passaggio intermedio, non è più una forza antagonista ma nemmeno organicamente alleata. Ed è naturale che le primarie esaltino le differenze». Detto questo è utile provare ad arrivare a un documento comune.
«A partire dalla bozza spetta a Prodi individuare una soluzione più adeguata per dare un'impronta credibile al centrosinistra in politica estera», dice Roberto Villetti, vicepresidente dello Sdi. «Siamo preoccupati ed amareggiati, è inimmaginabile che il centrosinistra non riesca ad esprimere una posizione comune e chiara su questioni cosi decisive», dice Clemente Mastella, leader dell'Udeur. «Prodi sbaglia se guarda soprattutto a sinistra». «Lo sforzo sostenuto da Prodi nell'elaborazione di una posizione comune va sostenuto con forza», ribadisce Beppe Fioroni, ala Rutelli della Margherita, che quello sforzo ha chiesto. Ma spazio non sembra essercene molto.
«Io credo che la democrazia non si esporti - dice Piero Fassino aprendo un po' a sinistra - e meno che mai con i fucili. L'uso della forza è l'estremo ricorso, solo dopo che si è sperimentato tutto ciò che è necessario e possibile per risolvere i problemi. Oggi questo spesso non avviene».
Nel documento inviato da Prodi ai leader del centrosinistra c'è un richiamo anche più forte. «Ribadiamo la contrarietà alla guerra e alla decisione del governo di associare l'Italia a una occupazione militare». Ma non basta per mettere d'accordo l'ala radicale del centrosinistra.

Alessandro Cecioni