Claretta e il Duce, mezzo secolo di mistero Maccarini rivisita l'ultimo atto del fascismo

VARZI. Con il mistero più intricato e affascinante del secondo dopoguerra italiano, la morte di Benito Mussolini e della sua amante Claretta Petacci, ci si cimenta anche Piero Maccarini, ex partigiano, varzese tornato nei luoghi di origine dopo gli anni trascorsi lontano per lavoro. Maccarini, conClaretta e Ben (Guardamagna editori), completa e affina la ricerca storica iniziata nel suo precedente libro («Una storia qualunque»).
L'autore rilancia una tesi non del tutto inedita - quella che vuole anche il leader comunista Luigi Longo a Bonzanigo, sopra il lago di Como, nel momento dell'esecuzione del Duce - ma la sostanzia con testimonianze per cosi dire di prima mano (cioè raccolte direttamente dai protagonisti) e di notevole rilievo. In più dà una versione questa si del tutto nuova sulla fine di Mussolini.
«Ho conosciuto Urbano Lazzaro, il partigiano Bill (vicecomandante della brigata garibaldina che arrestò Mussolini e i gerarchi in fuga verso la Germania) e siamo tuttora amici - scrive lo stesso Maccarini nella prefazione - Ho conosciuto e sono stato molto amico di Piero Boveri («Tommy»), stretto collaboratore di Alfredo Mordini (Riccardo), ispettore generale dei garibaldini, che fu presente a Bonzanigo e che, al ritorno da Dongo, raccontò quei fatti a Tommy. In seguito Tommy ha descritto a me questi fatti nel suo negozio di oreficeria a Varzi...Sono molto amico del partigiano Arturo, Giacomo Bruni, l'uomo che guidò il grosso autocarro coi diciotto cadaveri dei fucilati fascisti dal lungolago di Dongo a piazzale Loreto a Milano. Ho parlato con partigiani delle due brigate Capettini e Crespi che in quel lontano aprile del 1945 erano acquartierati nelle scuole di viale Romagna a Milano...». Maccarini giunge a questa conclusione, piuttosto sconvolgente: Mussolini e la Petacci non vennero uccisi intenzionalmente, nessuno della scorta (Lampredi, Mordini, Pietro, Neri, Gianna, Lino, Sandrino e Roma) li voleva ammazzare a Bonzanigo e fu Claretta, spaventata, ad avventarsi sul partigiano più vicino afferrandogli il mitra: «Purtroppo nella colluttazione parti una breve raffica che colpi in pieno Mussolini a pochi passi dai due».