Siniscalco: «La recessione è finita»
ROMA. Il bicchiere mezzo vuoto, il bicchiere mezzo pieno. Antonio Fazio e Domenico Siniscalco forniscono due rappresentazioni a tinte diverse dei conti dell'azienda Italia. Intervevendo nell'assemblea annuale dell'Abi, tutti e due confermano che il peggio potrebbe essere ormai alle spalle. Il secondo trimestre di quest'anno dovrebbe infatti registrare un prodotto interno lordo lievemente in crescita, dopo due trimestri in negativo. Ma il governatore di Banca d'Italia mette l'accento sul rischio dei nostri conti pubblici.
Nel 2005 il deficit salirà oltre il 4 per cento, nel 2006, senza energici interventi, potrebbe arrivare al 5. Sempre più lontano cioè dai confini europei. E invita a non sprecare altre occasioni. Il ministro del Tesoro, al contrario, non risparmia sull'ottimismo. La recessione è finita, annuncia infatti, «non siamo in declino ma in transizione». E nel 2006 e 2007, assicura, il Prodotto interno lordo dell'Italia potrebbe crescere dell'1,5 per cento annuo. «Mi auguro che il ministro abbia ragione, che abbiamo toccato il fondo», commenta però scettico il vicepresidente di Confindustria Andrea Pininfarina. «Io - sottolinea - non ho indicatori che siamo arrivati alla fine della stagnazione». E per il 2005 l'associazione degli industriali conferma un Pil da recessione: meno 0,3 per cento. Secondo Fazio l'importante è non sprecare il «momento favorevole per la ripresa» che potrebbe delinearsi in questi mesi e consolidarla nella seconda metà dell'anno. «Potremo allora evitare una caduta del Pil per l'anno in corso, e conseguire una crescita per il 2006 che superi l'1 per cento».
Anche Siniscalco non si nasconde comunque le difficoltà. Anche una crescita dell'1,5 per cento nel 2006 e 2007 non basterebbe certo a risolvere i nostri problemi. «Basterebbe che il tasso di crescita fosse fra il 2 e il 2 e mezzo per cento - sottolinea - per risanare la finanza pubblica senza bisogno di ulteriori interventi». Ma si tratta di livelli di crescita per ora impensabili. E Fazio ripete che «la situazione strutturale dei nostri conti pubblici richiede continui interventi correttivi». Il Governatore raccomanda comunque che nel Dpef si indichi una «graduale diminuzione del carico fiscale sulle imprese». Che venga cioè confermato il taglio dell'Irap. E Siniscalco smentisce ogni rinvio. Sottolinea invece che è «imperativo» far partire i fondi pensioni, con la riforma del Tfr, già da quest'anno. In modo da permettere l'anno prossimo il conseguente «rafforzamento del mercato dei capitali».(a.p.)