Rubava i cosmetici: presa e condannata a 4 mesi

VOGHERA. Profumi e altri cosmetici per un valore di cinquecento euro: merce prelevata dagli scaffali del centro commerciale Esselunga di viale Montebello e infilata nella biancheria intima. Ma i gesti rapidissimi e furtivi di una ventiseienne e delle sue due complici, entrambe minorenni, non sono sfuggiti alla vigilanza del supermercato, che ha bloccato il terzetto all'uscita e chiesto l'immediato intervento dei carabinieri di Voghera. La donna, Narghita Iorgu, è stata arrestata dai militari del Nucleo operativo e subito condannata a quattro mesi di reclusione - pena che sconterà agli arresti domiciliari - per furto aggravato in concorso, mentre le ragazzine sono state segnalate al Tribunale dei minori di Milano.
Le quattro e mezza del pomeriggio. Una giornata apparentemente come tutte le altre al supermercato Esselunga. Narghita e le sue due complici - secondo la ricostruzione dei carabinieri - si aggirano fra gli scaffali del centro commerciale e, tentando di non farsi notare, cominciano a prelevare merce dal settore profumeria e a nasconderla fra gli abiti.
Gesti rapidi, quasi impercettibili, ma che non sfuggono agli sguardi attenti ed allenati del personale del servizio di vigilanza. Le guardie private attendono la donna e le due ragazzine all'uscita, e qui le fermano, impedendo loro la fuga. La successiva perquisizione (eseguita da personale femminile) porta al rinvenimento della refurtiva. Intanto da viale Montebello è partita la richiesta di intervento ai carabinieri. Una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile lascia a sirene spiegate la caserma di via Verdi e giunge con estrema celerità al centro commerciale. Per Narghita Iorgu scatta l'arresto in flagranza di reato, mentre le due minorenni (una ha dodici anni, l'altra ne ha quattordici) se la cavano con la segnalazione al tribunale dei minori e, dopo l'accertamento dell'identità, vengono riconsegnate ai rispettivi genitori.
La donna, invece, trascorsa la notte in una cella di sicurezza, ha dovuto affrontare il processo per direttissima. Niente carcere: il giudice, infatti, dopo averla condannata a 4 mesi di reclusione, le ha concesso, infatti, gli arresti domiciliari. (r.lo.)