E Pacchiarotti chiede 8 milioni di danni
PAVIA. Otto milioni di euro, ossia la bellezza di sedici miliardi di vecchie lire, spicciolo più, spicciolo meno. E' la cifra che l'avvocato Francesco Adavastro (uno degli amministrativisti più noti di Pavia) chiede alla Provincia per conto dell'imprenditore Vittorio Pacchiarotti. O meglio, otto milioni di euro sono il danno che Pacchiarotti indica come ragionevole nel caso in cui il contratto del project financing (del valore di 60 milioni di euro) venga annullato.
Insomma, l'imprenditore mette le mani avanti. Ritenendo di aver agito correttamente, di aver prestato fede a quanto deciso prima dal dirigente, ormai ex-ingegnere capo Mario De Polo, che ha gestito il progetto per la Provincia, e poi dal Provveditorato delle Opere pubbliche (che ha firmato il contatto), segnala tramite i legali che la rottura dell'accordo sarà per lui un danno grave. Appunto, intorno agli otto milioni.
Il fatto è che questo atto arriva a precedere la scontata (o quasi) decisione dell'amministrazione provinciale: annullare l'atto o considerarlo nullo. Qui la questione è complicata. L'atto, ossia la procedura, è stata seguita e gestita in prima persona dal dirigente De Polo e, almeno in primissima battuta, dal presidente Silvio Beretta. Poi, in questa vicenda stranissima, mentre si metteva in piedi un appalto di sessanta milioni, nessuno, ma proprio nessuno della giunta e tantomeno il presidente, era informato che la cosa stava procedendo. Insomma, poniamo che l'assessore X arriva alla macchinetta del caffè, incontra il dirigente, e gli chiede: allora, come va l'appalto? No, è mai successo. Per due anni tutte le volte che il presidente Beretta ha incontrato il dirigente De Polo, quest'ultimo si sarebbe ben guardato di metterlo al corrente del più importante appalto della storia della Provincia, indicato come una fondamentale operazione di ingegneria finanziaria.
Non solo. Lo stesso Provveditorato alle Opere pubbliche avrebbe trattato solo e unicamente con il dirigente, ignorando che il contratto definitivo, per essere valido, doveva essere approvato dalla giunta e che non c'era la copertura finanziaria per il project financing stesso. La disavventura è di tale portata che sembra che il Provveditorato abbia chiamato in causa l'Avvocatura dello Stato. Perché la richiesta di danni da parte di Pacchiarotti potrebbe coinvolgere tutti: il dirigente, il presidente, la giunta, il Provveditorato. Il quale, ora, non sembrerebbe più cosi certo nel volere, a sua volta, annullare il procedimento. Per la giunta provinciale, per quanto assistita da un altro notissimo avvocato, il professor Giuseppe Franco Ferrari, sarà una settimana di passione. Dovrà infatti annullare il project con una spada di Damocle dal peso di 8 milioni di euro.