«Cosi si vive in una città sconvolta dagli attentati»

VOGHERA. I vecchi soldati raccontano che in guerra ci si riparava nei crateri delle bombe: «Dove è caduta la prima, è difficile che ne cada un'altra». «E a Londra la gente ha ripreso a viaggiare in metropolitana e sui bus: la paura resta, ma non si può fermare la vita. E in una metropoli come questa ci si sposta quasi soltanto con i mezzi pubblici». Questo è il racconto di una vogherese a Londra. La fotografia di una città che deve superare lo shock, scattata da una ragazza di 34 anni che da sette vive a Londra e non ha intenzione di rinunciare alla sua scelta: «Resterò in questa città».
Patrizia Re a Voghera è nata e ha studiato. Poi si è laureata a Milano e ha deciso di trasferirsi a Londra. «Vivo qui da sette anni e lavoro in una società di produzioni televisive», racconta al telefonino che finalmente ha ripreso a funzionare. «L'altro giorno, per la prima volta, mi sono resa conto di come una grande città possa essere vulnerabile. Di solito vado al lavoro in bicicltetta: lo faccio dall'11 settembre. Qui tutti usano la metro, ma dopo gli attentati, e soprattutto quelli di Madrid sui treni, se posso evito. L'altro giorno, però, non potevo evitare. Ho preso la metropolitana che viaggiava più lenta del solito e si è fermata più volte. Succede, quindi nessuno si è preoccupato. Alla stazione di Hyde Park, però, ci hanno fatto scendere: un problema elettrico che aveva mandato in tilt le linee, spiegavano. Ho telefonato in ufficio per dire che avrei ritardato e ho sentito l'angoscia dei miei colleghi che avevano già saputo. Ho tentato di telefonare a casa, di avvisare la mia famiglia che stavo bene, ma i portatili non funzionavano. Dicono che sono state disattivate le reti per lasciare campo libero alle informazioni di soccorso. Allora sono andata in ufficio e ho spedito una mail a mio fratello che lavora a Pavia: lui ha avvisato casa ed è iniziato un tam-tam in Internet per avvisare amici e conoscenti in tutta Italia che qui stavamo tutti bene». Ma come si vive il giorno dopo? Com'è Londra? «La città va avanti - racconta Patrizia -. La gente lavora, prende la metropolitana, ascolta le notizie alla radio, compra i giornali. Cerca di capire, ma continua a vivere: questa mattina, venendo a lavorare, ho visto gente tranquilla che collabora con la macchina dei soccorsi. E' come se tutti si comportassero in modo da non dar fastidio a chi sta cercando di far tornare Londra alla normalità».
E patrizia Re resterà a vivere a Londra? «Certo, è una bella città, piena di occasioni. E non mi lascio intimorire». (s. ro.)