Tentato riciclaggio: in carcere Ciralli jr

CASEI GEROLA. Tentato riciclaggio di denaro, detenzione di munizioni da guerra: queste le accuse costate a Carmine Ciralli, classe 1980, di Casei Gerola, prima la condanna definitiva a quattro anni e otto mesi di reclusione, e ora, una settimana dopo la pronuncia della Cassazione, l'arresto e il carcere. I carabinieri della locale stazione e i colleghi di Voghera lo hanno prelevato l'altro pomeriggio nella sua abitazione, eseguendo un ordine di carcerazione emesso dalla procura generale di Milano.
Un provvedimento preso in tempi rapidi, proprio in seguito al verdetto della Suprema Corte, che ha respinto il ricorso della difesa di Ciralli. L'avvocato Pietro Folchi Pistolesi, legale del giovane, sperava di ottenere una riduzione di pena rispetto alla condanna subita in appello e di accrescere, cosi, le possibilità dell'applicazione di misure alternative alla detenzione in carcere (come l'affidamento in prova ai Servizi sociali).
Una chance sfumata, però, di fronte al rigetto definitivo della Cassazione.
Il 25enne di Casei era stato condannato in primo grado a quattro anni dal tribunale di Voghera, che lo aveva ritenuto colpevole al pari degli altri sei imputati. La sentenza chiudeva il processo Ciralli, uno dei casi più complessi e controversi affrontati negli ultimi anni in via Plana. Figura centrale, Giuseppe Ciralli, padre di Carmine ed ex comandante della polizia penitenziaria del carcere di Voghera: era lui, secondo la procura della Repubblica, l'eminenza grigia che tirava le fila di un traffico di denaro «sporco», provento di sequestri di persona. Le indagini, basate in gran parte su intercettazioni telefoniche, aveva interessato anche sequestri «eccellenti», come i casi Soffiantini e Sgarella. Ma di quel presunto fiume di denaro, miliardi e miliardi di lire, non è mai stata trovata traccia, tanto è vero che nei capi di imputazione si è sempre parlato di un riciclaggio solo «tentato». Ora, a due anni dal primo processo, i nodi cominciano a venire al pettine. (r.lo.)