Chiedeva il «pizzo» ai coetanei: arrestato
VOGHERA. Lo stile, spiegano gli investigatori, era quello di un consumato e abile «cravattaro»: piglio deciso, le minacce urlate in faccia alle vittime a cui chiedeva il pizzo, con la sfrontatezza e l'arroganza di chi si sentiva impunito e impunibile. Cosi, quando i poliziotti lo hanno bloccato in giro per la città e gli hanno annunciato che la sua destinazione era il carcere minorile Beccaria, G.D., 17 anni, vogherese, non ha nascosto il suo stupore. Da qualche giorno, è in una cella della casa di correzione milanese, con la pesante accusa di tentata estorsione.
E' il reato contestato anche ad A,B., stessa età, che se l'è cavata con una denuncia a piede libero. La polizia sospetta che G.D. fosse uno dei capi della baby gang che negli otto-dieci mesi (con una escalation di episodi nello scorso dicembre), si è resa protagonista di una serie di episodi criminosi. Il ragazzo, che ormai da tempo non frequenterebbe più le aule scolastiche, era già stato segnalato al Tribunale dei minori per rapina: gli agenti lo avevano identificato come uno degli autori della serie di colpi ai danni delle panetterie cittadine. Ma quell'«incidente» non ha, evidentemente, fermato il ragazzino. Anzi, forse ha accresciuto in lui la convinzione di impunibilità. Spingendolo di nuovo sulla strada sbagliata. Questa, almeno, è la conclusione a cui sono giunte le indagini coordinate dal commissario-capo Mauro Zampiero e dalla procura dei minori di Milano. Un'inchiesta partita dalle numerose segnalazioni giunte alla centrale di via Carlo Emanuele da parte di genitori che raccontavano l'ansia, la paura, talvolta la vera e propria disperazione dei figli, bersaglio della baby gang che pretendeva da loro il pagamento del pizzo. Richieste fatte ovunque, anche davanti alle scuole, prima o dopo le lezioni.
Gli agenti hanno cominciato a tenere d'occhio G.D. e i suoi compari. Con pedinamenti, appostamenti, ascoltando le loro conversazioni. «Un lavoro difficile, ma necessario - spiega Zampiero - per raccogliere riscontri e prove». La polizia voleva colpire nel segno, «per dare un esempio» a questi ragazzini che si sentivano al di sopra di tutto, anche della legge, e spezzare il clima di intimidazione che si era venuto a creare nei confronti dei coatanei emotivamente più deboli. Alla fine, la mole di elementi raccolti è stata tale da indurre la procura dei minori a chiedere, e ottenere, un'ordinanza di custodia cautelare contro il baby-boss. «Siamo soddisfatti - chiosa Zampiero - ma anche preoccupati: c'è una spirale che speriamo di avere spezzato».